Le difese dei nove imputati, tutti agrigentini, condannati in primo grado per bancarotta fraudolenta nel processo riguardante la cantina Enocarboj di Sciacca hanno impugnato la sentenza e la prima udienza dinanzi alla quarta sezione della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Vittorio Anania, è fissata il 15 dicembre 2026.
In primo grado il Tribunale di Sciacca ha disposto pene da 6 a 8 anni di reclusione per componenti del consiglio di amministrazione, commissari liquidatori e un imprenditore. L’inchiesta e il processo affondano le radici in fatti particolarmente datati, tra il 1999 e il 2010.
Il Tribunale di Sciacca ha condannato a 8 anni di reclusione i componenti del cda Francesco Turturici, di Sciacca; Matteo Cutino, di Ribera; Salvatore Ciaccio, di Sciacca; Arturo Morreale, di Palermo.
Sette anni e 6 mesi di reclusione a un altro componente del cda, Giuseppe Tulone, di Sciacca, ed ai commissari liquidatori Vincenzo Marinello, di Sciacca, e Concettina Chiarini, di Porto Empedocle. Condanna a 7 anni di reclusione per Giuseppe Bono, di Sciacca, imprenditore del settore oleario, e 6 anni per Antonino Sutera, di Sciacca, componente del cda.
Componenti del cda e commissari hanno operato in periodi diversi. Secondo l’accusa gli imputati, con condotte diverse, avrebbero compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del fallimento, concorrendo a cagionare ed aggravare il dissesto della società. Le difese, con gli avvocati Maurizio Gaudio, Giuseppe Picone, Aldo Rossi, Filippo Marciante, Matteo Ruvolo, Giovanni Vaccaro, Maria Floriana Salamone e Michele Friscia, sostengono la legittimità delle operazioni poste in essere nell’esclusivo interesse della cantina, senza alcun pregiudizio per i creditori, e hanno impugnato la sentenza.