Produce olio da sempre, conosce ogni pianta della sua campagna come le sue tasche e ha visto passare annate d'oro e stagioni difficili.
Ma quella che sta vivendo adesso, Salvatore Indelicato, coltivatore diretto saccense, la definisce tra le più complicate.
Il prezzo dell'olio extravergine d'oliva è crollato, praticamente dimezzato rispetto allo scorso anno, e per i piccoli olivicoltori siciliani è una mazzata.
"È il mercato, c'è poco da fare - spiega Indelicato - Quest'anno la Spagna ha avuto una produzione abbondantissima dopo due anni di magra. Quando la Spagna produce tanto, il prezzo crolla ovunque. E si ripercuote inevitabilmente anche su di noi, in Italia e in Sicilia".
Una dinamica ormai nota: il mercato oleario europeo è di fatto dettato dai volumi iberici. Con i frantoi spagnoli pieni e i listini all'ingrosso in caduta libera, anche l'olio italiano di qualità fatica a tenere il prezzo.
Secondo Indelicato, l'unica vera strada percorribile per difendersi sarebbe quella della qualità.
"Il riconoscimento della qualità del nostro olio è fondamentale. Il nostro è un altro prodotto rispetto a quello industriale che arriva da fuori. Ha altre caratteristiche, un altro profumo, un'altra storia. Va spiegato al consumatore e va pagato il giusto. Solo così il piccolo produttore può sopravvivere".
Ma se sul mercato si può fare poco, sono altri i problemi che tolgono davvero il sonno all'olivicoltore saccense.
"I veri problemi sono altri e sono molto più seri: i cambiamenti climatici e la siccità. Il prezzo va e viene, ma se non piove, se le piante soffrono per mesi, se gli invasi sono vuoti, non c'è raccolto e non c'è futuro. Questa è la vera emergenza per l'agricoltura".
Una preoccupazione condivisa da tutto il comparto agricolo agrigentino, stretto tra costi di produzione alle stelle, prezzi di vendita altalenanti e un clima sempre più imprevedibile, tanto che i produttori agrigentini annunciano la protesta con la sospensione della raccolta.