Le fotografie scattate oggi nella sala Blasco del Comune di Sciacca restituiscono l’immagine di uno spazio che sembra trovarsi in una fase di sospensione: un luogo con una forte riconoscibilità architettonica e artistica, ma utilizzato anche come deposito e caratterizzato da evidenti segni di deterioramento.

A colpire, innanzitutto, sono le condizioni delle superfici.
Nella sala e negli ambienti adiacenti si notano ampie macchie di umidità, distacchi e alterazioni dell’intonaco, particolarmente evidenti sulle volte e negli angoli delle pareti.
Le immagini mostrano inoltre una quantità considerevole di materiali accatastati e arredi provvisori: pannelli, sedie, tavoli, attrezzature, scatole, carte e altri oggetti occupano buona parte degli spazi.

Una scala appoggiata alla parete, insieme agli altri materiali presenti, contribuisce alla percezione di un ambiente più vicino a un locale di servizio o di deposito che a una sala destinata alla fruizione pubblica.
Le fotografie, dunque, non documentano soltanto una stanza disordinata o un edificio che necessita di manutenzione.
Raccontano soprattutto il rapporto tra patrimonio, memoria e cura degli spazi pubblici.
Un luogo comunale, soprattutto quando conserva opere artistiche e testimonianze della storia cittadina, non è soltanto un contenitore: è parte del patrimonio collettivo.
La Sala Blasco appare oggi come uno spazio in attesa.
In attesa di interventi sulle superfici e sulle infiltrazioni, di una riorganizzazione degli ambienti, ma soprattutto di una scelta sul suo futuro. Restituirle dignità significherebbe non soltanto risanare muri e volte, ma ridare una funzione e una visibilità a ciò che quelle pareti custodiscono.