Il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di riforma del sostegno al reddito durante l'evento Nova a Milano. L'idea, ribattezzata Reddito 2.0, punta a superare la frattura tra Assegno di Inclusione (AdI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), i due strumenti introdotti dal Decreto Lavoro del 2023 (D.L. 48/2023, convertito dalla Legge 85/2023) che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza. La proposta intende allargare la platea dei beneficiari includendo anche i cosiddetti occupabili, ovvero le persone tra i 18 e i 59 anni ritenute in grado di lavorare ma che si trovano senza impiego. Secondo le stime del Movimento, la platea interessata sarebbe di circa 580 mila persone.
La divisione attuale tra AdI e SFL lascia fuori chi non ha requisiti familiari specifici
Oggi l'Assegno di Inclusione spetta solo ai nuclei familiari in cui sia presente almeno una persona con disabilità, un minorenne, un over 60 oppure un individuo in condizione di svantaggio inserito in un programma di cura e assistenza. Chi non ha in famiglia nessuno di questi componenti resta escluso, anche se versa in difficoltà economiche. Il Supporto per la Formazione e il Lavoro, invece, è rivolto ai singoli componenti tra i 18 e i 59 anni che non hanno i requisiti per l'AdI e che partecipano a percorsi di formazione, qualificazione o orientamento al lavoro. La proposta del M5S mira a unificare le due misure in un unico strumento più ampio, dentro il quale troverebbero posto anche gli occupabili oggi esclusi.
L'importo di riferimento è di 6.500 euro annui, con integrazione fino a 3.640 euro per affitto o mutuo
Sul piano economico, il progetto fissa come riferimento una soglia di 6.500 euro l'anno, a cui si potrebbe aggiungere un'integrazione fino a 3.640 euro annui per coprire le spese di affitto o mutuo. Si tratta di una cifra simile a quella prevista per l'Assegno di Inclusione, ma estesa a una platea più vasta. L'obiettivo dichiarato è evitare che chi è considerato occupabile rimanga senza alcun sostegno, soprattutto in assenza di offerte di lavoro adeguate.
Obblighi stringenti: 8 ore settimanali di PUC e formazione continua per mantenere il sussidio
Chi pensa a un ritorno al sussidio senza condizioni dovrà fare i conti con un impianto di obblighi precisi. Secondo la proposta, i beneficiari dovrebbero partecipare ai Progetti Utili alla Collettività (PUC) organizzati dai Comuni per almeno otto ore a settimana. Allo stesso tempo, sarebbero tenuti a seguire un percorso di formazione e ricerca del lavoro attraverso i centri per l'impiego, le agenzie per il lavoro e le imprese. La presa in carico sarebbe obbligatoria da parte di Comuni, centri per l'impiego o agenzie, con l'intento di accompagnare passo dopo passo il beneficiario verso un'occupazione stabile. Nessuno, almeno sulla carta, verrebbe lasciato solo con l'assegno in tasca.
Incentivi alle imprese: sgravio contributivo di 12 mensilità per chi assume a tempo indeterminato
Un altro tassello riguarda il mondo delle imprese. Un'azienda che, dopo un periodo iniziale di prova, decidesse di assumere a tempo indeterminato un beneficiario potrebbe ottenere l'equivalente di 12 mensilità del sostegno sotto forma di sgravio contributivo. A illustrare il meccanismo è stato Pasquale Tridico, esponente del M5S ed ex presidente dell'INPS, che lo ha presentato come una leva per convincere le aziende ad assumere i percettori. Anche le agenzie per il lavoro avrebbero un premio pari a una mensilità per ogni beneficiario occupabile accompagnato concretamente verso un posto di lavoro.
La proposta non è legge: le regole vigenti restano quelle del Decreto Lavoro
È fondamentale precisare che al momento non esiste alcun nuovo assegno che sostituisca l'Assegno di Inclusione e il Supporto per la Formazione e il Lavoro. Quella del Movimento 5 Stelle è una proposta programmatica, destinata al confronto con gli alleati per costruire un eventuale programma comune. Le regole in vigore restano quindi quelle del Decreto Lavoro. Se un giorno la proposta diventasse legge, la svolta più rilevante sarebbe l'apertura del sostegno anche agli occupabili oggi esclusi dall'AdI, con un sistema che legherebbe l'aiuto economico a percorsi obbligatori di formazione, attivazione e inserimento lavorativo. La discussione è destinata a proseguire nelle prossime settimane, con possibili ricadute sul dibattito politico e sulle future misure di sostegno al reddito.