NASpI e lavoro a chiamata come non perdere l'indennità · Risoluto
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NASpI e lavoro a chiamata ecco come non perdere l'indennità nel 2026

Di Giacomo Cascio
Grafico illustrativo su come conciliare NASpI e lavoro a chiamata senza perdere l'indennità di disoccupazione nel 2026

La NASpI rappresenta un sostegno fondamentale per chi perde il lavoro senza propria colpa. Secondo le regole vigenti, chi percepisce l'indennità di disoccupazione può accettare un impiego a chiamata senza perdere automaticamente il beneficio. Tuttavia, la normativa impone obblighi precisi di comunicazione e il rispetto di soglie di reddito. Comprendere questi meccanismi è essenziale per evitare sanzioni e decurtazioni non volute.

I requisiti per la NASpI e le eccezioni alle dimissioni

Il diritto alla NASpI scatta in caso di licenziamento, anche per giusta causa o motivo disciplinare, nonché alla scadenza di un contratto a termine. Le dimissioni volontarie, di regola, escludono il beneficio perché manca il requisito dell'involontarietà. Esistono però eccezioni come le dimissioni per giusta causa. La durata dell'indennità corrisponde alla metà delle settimane contributive maturate nei quattro anni precedenti, mentre l'importo si calcola sulla retribuzione imponibile degli ultimi quattro anni, secondo le soglie annuali aggiornate dall'INPS.

Il lavoro a chiamata convive con la NASpI

Il lavoro intermittente è disciplinato dal Decreto Legislativo 81 del 2015. Esso prevede prestazioni non continuative e il contratto può prevedere un massimo di 400 giornate effettive in tre anni solari con lo stesso datore, salvo eccezioni per turismo, pubblici esercizi e spettacolo. L'assenza di continuità rende possibile la coesistenza con la NASpI, ma la compatibilità dipende dalle caratteristiche dell'impiego e dagli adempimenti comunicativi.

Due modalità di contratto intermittente con effetti diversi

Esistono due tipologie di lavoro a chiamata. La prima prevede l'obbligo di disponibilità: il lavoratore si impegna a rispondere alle chiamate e riceve una indennità di disponibilità. La seconda, senza obbligo, non comporta alcun compenso per i periodi di attesa. Questa distinzione è cruciale perché influisce sul trattamento NASpI. Nel caso di obbligo di disponibilità, l'INPS può considerare il lavoratore occupabile e quindi ridurre o sospendere l'indennità. Nel senza obbligo, la situazione è diversa e spesso più favorevole.

La comunicazione mensile all'INPS è obbligatoria

Chi percepisce la NASpI e accetta un lavoro a chiamata deve informare l'INPS tramite il modello Naspi.Com, indicando anche il reddito annuo presunto. La mancata comunicazione può portare alla perdita dell'indennità e a sanzioni. A seconda dei redditi previsti, la NASpI può essere ridotta o sospesa. È fondamentale valutare caso per caso, considerando i limiti reddituali e le scadenze. Prima di accettare una chiamata, conviene verificare il proprio regime specifico per evitare sorprese spiacevoli.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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