La Regione Siciliana ha riaperto i termini per la presentazione delle istanze relative al reddito di libertà, la misura di sostegno destinata alle donne vittime di violenza, con o senza figli, che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità economica.
Il provvedimento, adottato dal dipartimento regionale della Famiglia e delle politiche sociali, dispone la riapertura dell’avviso pubblico a sportello e fissa in 30 giorni dalla pubblicazione del decreto il nuovo termine per la presentazione delle domande.
“Con la riapertura dei termini – dichiara l’assessore regionale alla Famiglia e alle politiche sociali Nuccia Albano – vogliamo raggiungere tutte quelle donne che, pur avendone i requisiti, non hanno ancora avuto la possibilità di presentare la propria istanza. Il sostegno economico è un tassello importante di un percorso più ampio che deve coinvolgere i servizi sociali, i centri antiviolenza e tutta la rete territoriale. Non lasciare sole le donne significa anche metterle nelle condizioni di scegliere liberamente il proprio futuro. Continueremo a lavorare per rafforzare la rete di protezione e gli strumenti di sostegno, perché l’autonomia economica rappresenta una componente fondamentale nel percorso di liberazione dalla violenza”.
L’intervento è rivolto alle donne già prese in carico dai centri antiviolenza o dalle strutture di accoglienza a indirizzo segreto, residenti in Sicilia, in condizioni di fragilità economica e che non beneficiano del reddito di libertà nazionale erogato dall’Inps.
I progetti personalizzati potranno sostenere spese per l’autonomia abitativa e lavorativa, il pagamento dei canoni di locazione, l’acquisto di attrezzature per l’avvio di attività professionali, percorsi formativi, utenze, servizi e iniziative finalizzate all’inserimento lavorativo e al reinserimento sociale. Sono inoltre ammissibili interventi a favore dei figli minori o con disabilità, nell’ambito del loro percorso scolastico e formativo.
Le domande potranno essere presentate dai Comuni siciliani, in collaborazione con i Centri antiviolenza e le strutture di accoglienza accreditate, entro il prossimo 30 ottobre.