La storia di Biagio Conte, il missionario laico palermitano che ha dedicato la sua esistenza agli ultimi, arriva in prima serata su Rai 1 con il film “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte”, diretto da Costanza Quatriglio e interpretato da Alessio Vassallo. La pellicola, prodotta da Anele in collaborazione con Rai Fiction, andrà in onda domenica 11 ottobre e promette di offrire un ritratto autentico e lontano dagli stereotipi della Sicilia e della sua capitale.
Una storia di rinuncia e dedizione totale agli ultimi
Il film ripercorre la vicenda umana di Biagio Conte, nato in una famiglia benestante di Palermo. Dopo un viaggio ad Assisi, il giovane decide di abbandonare la prospettiva di ereditare l’impresa paterna e la vita agiata per consacrarsi ai senzatetto della città, condividendo con loro ogni aspetto dell’esistenza. La sua fede incrollabile lo porta a compiere gesti estremi, come il digiuno, pur di ottenere dalle istituzioni gli spazi necessari a fondare la Missione di Speranza e Carità, oggi portata avanti da don Pino Vitrano. La sua figura è legata a quella di san Francesco, ma anche a Cristo, per la capacità di donare il proprio corpo agli altri.
Alessio Vassallo racconta il suo incontro con fratel Biagio
L’attore palermitano Alessio Vassallo, che presta il volto a fratel Biagio, ha conosciuto personalmente il missionario alcuni anni fa. «Avevo letto un libro e decisi di incontrarlo, così andai nella missione. Non dimenticherò mai lo sguardo dei fratelli ultimi quando lui è arrivato», racconta. Vassallo definisce Biagio Conte «un ragazzo rivoluzionario che ha totalmente abbattuto la distanza tra chi aiuta e chi viene aiutato, diventando ultimo tra gli ultimi». L’attore sottolinea come, in una società devota al consumismo, l’esempio di Biagio insegni a lasciare andare qualcosa e a porsi la domanda fondamentale: non «di cosa ho bisogno?», ma «di cosa ha bisogno l’altro?».
La produzione e la regia rivendicano un racconto autentico di Palermo
La produttrice Gloria Giorgianni spiega che il film è «molto palermitano» e nasce dall’esigenza di restituire qualcosa alla propria terra. «Era importante fare un racconto di Palermo e sul Sud che non fosse costretto tra mafia e antimafia, tra delinquenza e chi vi si oppone», afferma. Per Giorgianni, «Palermo è l’eredità di Biagio Conte, la sua accoglienza, e questa è la più alta forma di anti-delinquenza». La regista Costanza Quatriglio aggiunge che Palermo è «un crocevia che ne ha viste di tutti i colori ed è una città che sa aprire le braccia e sa dare, non solo ricevere». Biagio Conte aiutava chi sprofondava nella povertà dall’oggi al domani, ricordando che «la povertà non si sceglie». Per questo, la sua storia è paradigmatica in un momento storico drammatico, in cui l’Italia ha bisogno di rispecchiarsi in racconti umani.
Stefano Rulli e una fede che non ha bisogno di un Dio con la barba
Lo sceneggiatore Stefano Rulli ha spiegato di essere stato colpito dalla religiosità di Biagio Conte, riconoscibile dal saio verde che nessun altro indossa. «Biagio Conte non è un santo ma un promotore di socialità, si carica di una responsabilità che dovrebbe fare le istituzioni e porta in più un’attenzione alla persona», osserva. Rulli ammette che nel film «si sente poco nominare Dio ma Dio è in quegli uomini, in quelle persone che lui assiste, con cui dorme e soffre». L’intento era comunicare un sentimento religioso profondo senza ricorrere all’agiografia dei miracoli, ma mostrando il cuore pulsante di un uomo che ha fatto della condivisione la sua missione.
Il cast del film, accanto ad Alessio Vassallo, include Donatella Finocchiaro, Antonio Catania, Alessandra Fazzino e Giuseppe Spata. La pellicola si preannuncia come un’opera capace di emozionare e di offrire una prospettiva diversa sulla Sicilia, lontana dai soliti cliché criminali. Un racconto che, come sottolinea Vassallo, può aiutare a «renderci conto veramente di chi sono gli altri e aprire un po’ il nostro cuore».