Roger Federer ha ufficialmente varcato le porte dell'immortalità sportiva. Nella notte italiana, a New York, il campione svizzero è stato introdotto nella International Tennis Hall of Fame, coronando una carriera straordinaria che lo ha visto conquistare 103 titoli ATP, tra cui 20 tornei del Grande Slam. Il suo record di 237 settimane consecutive in vetta al ranking mondiale resta ancora oggi imbattuto, un'impresa che pochi avrebbero mai osato immaginare quando il giovane Roger impugnava la sua prima racchetta all'età di tre anni.
Il discorso emozionante del Re Roger durante la cerimonia
Durante la cerimonia, Federer ha voluto condividere la sua gioia con parole cariche di gratitudine. "Sono molto emozionato. In questo posto c'è tanta storia del tennis. E sono molto orgoglioso che la Svizzera entri con me nella International Tennis Hall of Fame", ha dichiarato l'ex numero uno del mondo. Ha poi ripercorso i ricordi dell'infanzia, quando giocava a tennis ovunque e coltivava anche altre passioni sportive, dal calcio (con l'idolo Zinedine Zidane) al ping-pong, fino al badminton e persino al cricket. "I miei genitori hanno regalato a me e mia sorella un'infanzia splendida", ha aggiunto con evidente commozione.
I ringraziamenti ai suoi storici collaboratori e ai campioni che lo hanno ispirato
Federer non ha dimenticato chi lo ha supportato nel corso degli anni. Un pensiero speciale è andato al suo agente storico Tony Godsick, definito "un amico, parte della famiglia", che lo ha aiutato a pensare in grande per oltre vent'anni. Nel suo intervento, il campione svizzero ha anche voluto omaggiare i grandi del passato che lo hanno ispirato, come Stefan Edberg, Boris Becker, Pete Sampras e John McEnroe. E non sono mancate le parole per le due Martine, Navratilova e Hingis, la prima che ha spinto sua moglie Mirka a giocare e la seconda che è diventata numero uno del mondo a soli 16 anni, un traguardo che lo stesso Federer non ha mai raggiunto così giovane.
L'ingresso di Federer nella Hall of Fame rappresenta il riconoscimento definitivo di una carriera che ha rivoluzionato il tennis moderno, con un gioco elegante e vincente che ha conquistato milioni di appassionati in tutto il mondo. Il suo lascito, però, va oltre i trofei: è fatto di stile, fair play e amore incondizionato per uno sport che, come ha detto lui stesso, "è stato tutto" per lui.