La Procura della Repubblica di Pavia ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco. L'atto segna un passaggio cruciale nel procedimento che, a distanza di anni, continua a far discutere. Secondo quanto emerso dagli approfondimenti tecnici disposti dal pubblico ministero, la traccia di scarpa rinvenuta nell'abitazione della vittima sarebbe compatibile con la conformazione del piede dell'indagato.
La consulenza tecnica smentisce l'incompatibilità fisica invocata dalla difesa
I consulenti incaricati dalla Procura hanno esaminato la memoria difensiva presentata nell'interesse di Sempio, che includeva una consulenza dattiloscopica integrativa sulla cosiddetta impronta 33 e una consulenza tecnico-calzaturiera di comparazione. L'obiettivo era verificare se vi fossero elementi nuovi in grado di modificare le conclusioni già raggiunte. Secondo i tecnici del PM, le osservazioni della difesa non introducono novità sostanziali e, anzi, gli accertamenti eseguiti sulle calzature non consentono di sostenere l'esistenza di un'incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi.
Una scarpa Mod-Frau taglia 42 corrisponde alle misure del piede dell'indagato
Un ulteriore elemento è emerso dall'analisi di una consulenza inoltrata dalla difesa Poggi. I consulenti tecnici hanno depositato una nota relativa a una scarpa Mod-Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio. Si tratta di un dettaglio che, secondo l'accusa, rafforza il quadro indiziario. La professoressa Cristina Cattaneo, già incaricata di esaminare la consulenza medico-legale della difesa, ha aggiunto che, sotto il profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede, senza però contraddire le conclusioni degli altri consulenti Iuliano e Caprioli.
Confermata la dinamica lesiva e l'intervallo di sopravvivenza tra 15 e 30 minuti
La professoressa Cattaneo, affiancata dall'anatomopatologo Biagio Eugenio Leone, ha confermato l'intervallo cronologico già indicato in precedenza, basandosi anche sull'analisi del digesto, mai eseguita prima. Secondo i consulenti, il quadro complessivo depone per una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso. La convergenza degli elementi rafforza l'ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta durante una colluttazione o un'azione aggressiva protrattasi nel tempo, con atti di difesa passiva o anche attiva da parte della vittima. La causa mortale è stata infine attribuita alla lesione all'occipite.
Le nuove indagini immunoistochimiche restringono la finestra temporale del decesso
Gli accertamenti immunoistochimici eseguiti dal co-consulente Leone hanno fornito elementi che corroborano le tempistiche della precedente consulenza. In particolare, i risultati indicano che le lesioni non erano immediatamente antecedenti alla morte, ma si sono prodotte con un intervallo compreso tra 15 e 30 minuti prima del decesso, senza escludere una sopravvivenza complessiva fino a 60 minuti. Viene inoltre esclusa l'ipotesi difensiva che tutte le lesioni siano riconducibili a fenomeni aspecifici di caduta, urto o trascinamento. Il rinvenimento di particolati a composizione ferrosa a livello di anca, braccio e coscia conforta ulteriormente le conclusioni sulla presenza di lesioni da difesa.
I Raw Data del RIS rivelano contro-analisi negative sul campione bu_p
Un capitolo a parte riguarda i Raw Data consegnati alla Procura di Pavia dal RIS di Parma il 6 novembre 2025. I consulenti della difesa di Alberto Stasi hanno rilevato la presenza di due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007, relative al campione bu_p – lo stesso che rivelò la presenza del DNA della vittima sui pedali della bici Umberto Dei e che portò al fermo di Stasi – entrambe totalmente negative. Secondo i consulenti, queste contro-analisi sarebbero idonee a scagionare Stasi già allora, ma non risultano presenti nel fascicolo del procedimento penale 2025/2007 della Procura di Vigevano. La Procura di Pavia ha incaricato i propri consulenti Carlo Previderè e Pierangela Grignani di valutare criticamente tali risultati contrastanti, confermando l'esistenza delle corse elettroforetiche negative e l'opportunità, all'epoca, di un approfondimento che non risulta essere stato effettuato.
Uno studio sperimentale sui supporti murari chiarisce l'effetto inibente del particolato
Il RIS di Roma ha condotto uno studio sperimentale sulle dinamiche di prelievo e sulla caratterizzazione biologico-genetica di tracce ematiche depositate su tre differenti tipologie di supporto murario. La ricerca evidenzia che, pur essendo certa la presenza di sangue nei campioni analizzati sugli intonaci, gli esiti negativi della quantificazione del materiale genetico e del test confermativo non dimostrano l'effettiva assenza di sostanza ematica o di DNA, a causa dell'effetto inibente del particolato minerale alcalino dell'intonaco. Questo aspetto tecnico potrebbe avere implicazioni significative sulla valutazione delle prove raccolte sulla scena del crimine.
Infine, il professor Roberto Catanesi, incaricato della consulenza psichiatrica, ha trasmesso una nota in cui dichiara di aver analiticamente esaminato tutti gli elementi messi a disposizione dagli inquirenti. La chiusura delle indagini preliminari apre ora la strada alla richiesta di rinvio a giudizio o all'archiviazione, in un caso che continua a dividere l'opinione pubblica e a sollevare interrogativi sulla completezza delle indagini svolte in passato. Per ulteriori approfondimenti sul caso, si rimanda all'articolo Garlasco, la Procura chiude l'indagine su sangue e impronta 33.
Fonte: https://www.italpress.com/garlasco-tg1-la-procura-chiude-indagine-sangue-impronta-33