Davvero il passaggio nel centro abitato di Sciacca era l'unica alternativa possibile per consentire i lavori della galleria Belvedere?
È questa la domanda dalla quale partire.
Non una domanda sulla necessità dei lavori. Non una contestazione alla demolizione e ricostruzione della galleria. E nemmeno la pretesa di sostenere che una soluzione alternativa fosse già pronta.
La domanda è più semplice e oggi sono tanti i saccensi e non solo che iniziano a chiederselo.
Prima di decidere di portare per anni il traffico della Statale 115 dentro una parte di Sciacca, sono state valutate tutte le strade che avrebbero potuto svolgere, almeno in parte, quella funzione?
E allora siamo andati a vedere una strada, la vecchia provinciale 624.
Ad accompagnarci Raimondo Geraldi, componente del Comitato Ferraro, il quartiere oggi sventrato da auto e tir.
La vecchia 624 che collega il bivio di Sant'Anna con lo svincolo sulla Fondovalle, oggi è oggetto di interrogazioni e note anche politiche che vanno in tal senso.
Non si presenta certo come un'infrastruttura pronta ad assorbire automaticamente il traffico della SS 115. Anzi.
È una strada che avrebbe bisogno di interventi.
Ed è proprio questo il punto.
La domanda è se un investimento per recuperare e mettere in sicurezza quella strada avrebbe potuto essere preso in considerazione come parte di una strategia alternativa, non soltanto durante i tre anni del cantiere della Belvedere, ma anche per il futuro.
Perché se Anas è l'ente che lo Stato finanzia per progettare e adeguare le nostre strade, può anche investire in un'infrastruttura che, una volta terminata l'emergenza, rimane al territorio.