Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha respinto la seconda richiesta di differimento della pena avanzata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuta nell'aprile del 2021. I giudici milanesi hanno dichiarato l'istanza inammissibile, uniformandosi alla richiesta della Procura Generale, e hanno confermato che Roggero deve restare nel carcere di Bollate, dove si trova ristretto dallo scorso luglio dopo essersi costituito volontariamente.
La richiesta di grazia non sospende l'esecuzione della pena già iniziata
Il nodo giuridico affrontato dai giudici riguarda la possibilità di ottenere il differimento facoltativo dell'esecuzione della pena in pendenza della domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica. Secondo il Tribunale di Sorveglianza di Milano, questo beneficio non può essere applicato a chi ha già iniziato a scontare la condanna. La norma, spiegano i giuristi, è pensata per chi deve ancora entrare in carcere e si trova in una condizione di particolare fragilità, non per chi è già detenuto. La decisione milanese si allinea a quella già emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Torino il 14 settembre, che aveva respinto una prima istanza con motivazioni analoghe. Il quadro giudiziario appare dunque consolidato su questo punto, anche se la difesa non intende arrendersi.
La difesa annuncia ricorso in Cassazione contro il provvedimento
L'avvocato Stefano Marcolini, legale del gioielliere, ha già preannunciato il ricorso in Corte di Cassazione contro il provvedimento di Milano. La strategia difensiva punta a contestare l'interpretazione restrittiva della norma sul differimento facoltativo, sostenendo che la pendenza della domanda di grazia debba avere un effetto sospensivo anche per chi è già detenuto. Si tratta di un passaggio processuale che potrebbe approdare davanti alla Suprema Corte nei prossimi mesi, con esiti al momento incerti. Nel frattempo, Roggero rimane a Bollate, dove sta scontando la pena inflitta in via definitiva per i fatti del 2021. La vicenda aveva acceso un ampio dibattito pubblico sulla legittima difesa e sull'uso delle armi, dividendo l'opinione pubblica tra chi sosteneva il gioielliere e chi ne contestava l'operato. La condanna definitiva è arrivata al termine di un iter giudiziario complesso, che ha attraversato più gradi di giudizio.
Il caso di Grinzane Cavour e il dibattito sulla legittima difesa restano aperti
La storia di Mario Roggero è diventata un simbolo delle contraddizioni italiane in materia di legittima difesa e di tutela dei commercianti vittime di rapine. L'uomo reagì a un assalto nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, uccidendo due malviventi e ferendone un terzo. Da allora, la sua posizione processuale è stata seguita con attenzione dai media nazionali e dalle associazioni di categoria, che hanno più volte invocato modifiche normative in favore di chi si difende. La decisione del Tribunale di Milano non chiude definitivamente la partita, perché il ricorso in Cassazione potrebbe ribaltare l'esito o aprire nuovi scenari. Per ora, però, la detenzione a Bollate prosegue, in attesa che la Suprema Corte si pronunci sulla legittimità del diniego. La vicenda resta uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, capace di intrecciare diritto penitenziario, politica e opinione pubblica. La notizia ha avuto ampia risonanza, alimentando il confronto sulle regole che disciplinano l'esecuzione penale e sulle aspettative dei cittadini rispetto alla giustizia.