La devozione per la Madonna del Soccorso accompagna Matteo Carbo, giovane pescatore saccense, fin da quando era poco più che un bambino.
Aveva appena tredici anni quando iniziò il suo percorso tra i portatori, seguendo l’esempio del padre, anche lui impegnato a sorreggere il simulacro della patrona di Sciacca.
Un legame profondo, cresciuto nel tempo e oggi impresso anche sulla pelle.
Sul braccio Matteo ha fatto tatuare l’immagine sacra della Madonna del Soccorso e una raffigurazione della Fumata, uno dei momenti più solenni e partecipati della processione.
A completare il tatuaggio sono alcuni versi di “Cunnucèmu la Madonna”, la poesia con cui Vincenzo Licata raccontò la fede del popolo saccense e la forza dei portatori.
Il gesto di Matteo Carbo traduce in un linguaggio contemporaneo un sentimento tramandato da generazioni.
La sua storia unisce l’esempio ricevuto dal padre, il servizio iniziato a soli tredici anni e l’attaccamento a un rito secolare che continua a coinvolgere l’intera città.
Il tatuaggio diventa così una testimonianza permanente della grande devozione dei saccensi verso la propria patrona: una fede che attraversa il tempo, passa dai genitori ai figli e continua a vivere anche attraverso nuove forme di espressione.