Il Gip del Tribunale di Torino ha convalidato l'arresto di due cittadini stranieri coinvolti negli scontri avvenuti sabato scorso in Val di Susa durante il corteo No Tav. La convalida è stata richiesta dal procuratore Giovanni Bombardieri, dopo che la Digos aveva proceduto all'arresto in flagranza differita per i reati di devastazione e saccheggio. I fatti risalgono alla manifestazione di protesta contro il cantiere dell'alta velocità ferroviaria a Chiomonte, culminata in episodi di guerriglia urbana.
Le accuse di devastazione e saccheggio a carico dei fermati
I due arrestati, la cui identità non è stata ancora resa nota, sono accusati di aver partecipato attivamente agli atti di vandalismo e depredazione che hanno caratterizzato la giornata di sabato. Secondo le indagini della Digos, gli indagati avrebbero danneggiato infrastrutture e beni all'interno del cantiere, asportando materiali e attrezzature. La convalida del Gip conferma la gravità delle condotte e la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Il reato di devastazione e saccheggio, previsto dall'articolo 419 del codice penale, prevede pene fino a quindici anni di reclusione, soprattutto se commesso in concorso con altre persone.
Il ruolo della Digos e le indagini ancora in corso
Le operazioni di polizia non si fermano: la Digos sta proseguendo le indagini per identificare altri responsabili della guerriglia scoppiata al termine del corteo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e i rilievi tecnici stanno fornendo elementi utili per risalire a ulteriori manifestanti violenti. Gli inquirenti stanno vagliando anche la posizione di alcuni organizzatori del movimento No Tav, sospettati di aver istigato gli scontri. L'arresto in flagranza differita, una tecnica investigativa che consente di identificare i colpevoli a posteriori grazie alle prove raccolte, si sta rivelando cruciale in questa fase.
Il contesto della protesta No Tav e la reazione delle istituzioni
La manifestazione di sabato si inserisce nel lungo e acceso confronto tra il movimento No Tav e le istituzioni. Il cantiere di Chiomonte, epicentro delle attività per il tunnel di base del Frejus, è da anni teatro di scontri e proteste. Dopo gli ultimi episodi di violenza, la politica ha condannato fermamente i fatti. Il ministro dell'Interno ha dichiarato che non sarà tollerata alcuna forma di illegalità e che lo Stato garantirà la prosecuzione dei lavori. Nel frattempo, il Gip ha disposto misure cautelari per i due arrestati, in attesa del processo. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dell'ordine pubblico e sul dialogo tra le parti sociali.
Le indagini proseguono per accertare eventuali collegamenti con gruppi anarchici o antagonisti. La Procura di Torino, sotto la direzione di Bombardieri, ha assicurato che verranno perseguiti tutti i responsabili. L'iter giudiziario si preannuncia lungo, ma la convalida degli arresti rappresenta un primo passo verso la ricostruzione della verità e la riparazione dei danni causati.