Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha risposto con fermezza alle critiche della sinistra sulle modifiche alla legge elettorale in discussione a Palazzo Madama. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il numero uno di Palazzo Madama ha definito 'incomprensibile' la levata di scudi contro il ballottaggio, sottolineando come questa ipotesi fosse stata da lui stesso proposta mesi fa e fosse presente nella prima bozza del testo. Secondo La Russa, l'obiettivo del ballottaggio era 'avvicinare le posizioni tra destra e sinistra', non certo dividerle, e ha ricordato che in passato esponenti di centrosinistra come Renzi, Bersani, D'Alema e Franceschini si erano espressi a favore.
Le perplessità sulla sinistra e il ruolo di Ceccanti
La Russa ha espresso stupore per le critiche arrivate dalla sinistra, evidenziando come il costituzionalista Ceccanti, audito su richiesta del Partito Democratico, si sia speso a favore del ballottaggio. Ha inoltre sottolineato che la sinistra ha spesso lamentato la mancanza di modifiche tra Camera e Senato, ma ora sembra opporsi alle proposte di cambiamento. 'Introdurle è la normalità del bicameralismo', ha dichiarato, aggiungendo che 'dovrebbe avvenire più spesso'. Il presidente del Senato ha anche difeso le altre modifiche proposte, come il conteggio dei voti delle forze politiche sotto il 3% ai fini della vittoria di coalizione e l'alternanza uomo-donna nelle liste, definendole misure ragionevoli.
La posizione della Lega e il caso Vannacci
Interrogato sulla posizione contraria della Lega al ballottaggio, La Russa ha ipotizzato che il partito di Matteo Salvini tema che questa misura possa favorire Roberto Vannacci, candidato critico verso la leadership del Carroccio. Ha però precisato che l'emendamento presentato dal senatore Pera non è un dispetto personale, ma una proposta basata sulla convinzione che sia la soluzione migliore. 'La sua statura ci impedisce di pensare diversamente', ha affermato, riferendosi all'ex presidente del Senato. Sulle possibilità che il ballottaggio venga inserito nel testo finale, La Russa si è detto 'improbabile ma non impossibile', con una probabilità inferiore al 50%.
Sul voto disgiunto e le preferenze
Alla domanda se le Camere a maggioranze difformi possano rappresentare un problema, La Russa ha risposto negativamente, spiegando che con qualsiasi legge elettorale ciò può verificarsi e che, in caso di ballottaggio, i seggi verrebbero assegnati su base proporzionale. Ha poi toccato il tema delle preferenze, respingendo le accuse di voler introdurre 'capolista bloccati e preferenze farlocche'. Ha ricordato che cinque anni fa, durante la discussione della legge attuale, aveva proposto l'introduzione delle preferenze, ma la sua proposta fu bocciata da tutti tranne Fratelli d'Italia. Successivamente, propose una soluzione mediana con capolista bloccato e preferenze per gli altri, che fu anch'essa respinta. 'Adesso fanno finta di essere i difensori delle preferenze che non hanno voluto', ha tuonato, sottolineando che l'attuale legge, che la sinistra vorrebbe conservare, non le prevede.
I rapporti con Vannacci e la definizione di vera destra
La Russa ha poi parlato di Roberto Vannacci, escludendo possibili convergenze politiche nonostante alcuni temi comuni. Ha citato differenze sostanziali come la posizione sul reato di femminicidio e la politica estera, e ha accusato Vannacci di aver tradito la fiducia di Salvini. 'Da un generale si aspettava un comportamento etico diverso', ha detto, aggiungendo che 'chi tradisce una volta tradirà ancora'. Ha anche notato che Vannacci ha votato più con la sinistra che con il centrodestra. Sul mito della 'vera destra', La Russa ha affermato che molti si sono proclamati tali, da Forza Nuova a Casapound, ma che la continuità con la dovuta evoluzione è rappresentata da Giorgia Meloni. Ha citato Tatarella, secondo cui bisogna difendere l'interesse degli italiani prima ancora della propria identità, altrimenti si rischia di fare solo testimonianza e far vincere la sinistra.
I tempi e le prospettive future
Infine, La Russa ha risposto alle critiche sui tempi della riforma, affermando che la maggioranza voleva approvare la legge prima delle ferie estive, ma che non ha permesso forzature o accelerazioni eccessive. Ha auspicato che tutte le forze politiche concorrano al testo, ma ha messo in guardia la sinistra: 'Se ciò che tu proponi da sempre, lo metto e tu poi lo bocci...'. La discussione sulla legge elettorale resta quindi in bilico, con il centrodestra che cerca un'intesa interna e la sinistra che continua a opporsi. Il presidente del Senato si dice fiducioso ma consapevole delle difficoltà, in un clima politico teso e ricco di colpi di scena.