La storia di Rosario Livatino, il magistrato ucciso sull'autostrada Agrigento-Caltanissetta il 21 settembre 1990, torna sullo schermo con una produzione che ha alle spalle un percorso singolare. La serie “Livatino. Il giudice e i suoi assassini”, diretta da Michele Placido, andrà in onda su Rai 1 il 9 e 10 novembre e ripercorre gli ultimi due anni di vita del giudice, dal 1988 al 1990, quando era prima sostituto procuratore e poi giudice a latere nel tribunale di Agrigento.
Il progetto non nasce da un semplice interesse televisivo. Placido, durante un sopralluogo nell'ufficio dove Livatino lavorava, ha avuto modo di consultare alcuni faldoni messi a disposizione da colleghi del magistrato e ha scoperto un aspetto poco raccontato della sua attività investigativa, ossia la frequentazione con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino mentre studiava il modo di indagare sugli stiddari. Da quel momento il regista ha maturato la convinzione che la vicenda meritasse un racconto diverso rispetto al passato, quando era già stata portata sullo schermo dal film “Il giudice ragazzino” di Alessandro Di Robilant con Giulio Scarpati nei panni del protagonista.
La telefonata di Papa Francesco
A trasformare l'idea in un impegno concreto è stato un episodio che Placido ha raccontato in occasione dell'anteprima per la stampa alla Festa del Cinema di Roma. Poco dopo aver visto quei fascicoli, il regista ha ricevuto una telefonata inattesa, direttamente da Papa Francesco, che chiedeva di incontrarlo. I due hanno trascorso insieme un'ora e mezza e il Pontefice, con il sorriso che lo contraddistingueva, gli ha chiesto se fosse vero che stava pensando a un lavoro su Livatino. La risposta di Placido è stata immediata e ha segnato l'avvio della produzione. Un elemento che pesa nella narrazione è il riconoscimento ecclesiale, perché Livatino è stato il primo magistrato proclamato beato nella storia della Chiesa cattolica, il 9 maggio 2021.
Un giudice mite e inflessibile
Nel racconto televisivo il magistrato appare come un uomo dal carattere mite nella vita privata e rigoroso in aula, profondamente credente. Giuseppe Di Domenico, che interpreta Livatino, ha spiegato di essersi interrogato su quale elemento potesse restituire l'umanità di un giudice diventato beato e caratterizzato da rigore e intransigenza. La scelta è caduta su una frase pronunciata dal magistrato, “Ho paura di avere paura”, che secondo l'attore rivela come si possa essere beati restando pienamente umani.
Accanto alla vicenda del giudice, la serie segue il percorso di un gruppo di giovani stiddari, cresciuti nella povertà e attratti dalla criminalità come via di riscatto, che conquistano spazio e consenso nella provincia e finiranno per comporre il commando responsabile dell'omicidio. Leonardo Maltese, che veste i panni di Tano, ha osservato che quel giorno sull'autostrada le vite spezzate sono state più di una e che la condanna all'ergastolo dei killer rappresenta a suo modo una condanna a morte. Il suo commento sottolinea la cifra autoriale di Placido, da sempre attento a indagare le origini del male, come è accaduto in opere come “Mery per sempre” e “Romanzo criminale”.
La Piovra e il figlio Brenno sul set
Tra gli elementi di curiosità c'è una sequenza inserita alla fine del primo episodio, quando su un televisore appare la scena della morte del commissario Cattani, interpretato dallo stesso Placido ne “La Piovra”. A guardare lo sceneggiato c'è Brenno Placido, figlio del regista, che nella serie interpreta Roberto, il migliore amico di Rosario. La somiglianza tra padre e figlio ha colpito lo stesso Michele Placido, che ha raccontato di essersi commosso nel rivedere quei fotogrammi. La scelta di inserirli non è casuale, perché durante un sopralluogo a casa di Livatino il regista aveva notato delle videocassette de “La Piovra” accanto a film di altro genere.
All'anteprima era presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una presenza che Placido ha definito meravigliosa e non attesa. Il regista ha ricordato la sensibilità personale del Capo dello Stato, segnato dall'omicidio del fratello Piersanti, e ha citato una frase di Livatino riferita in occasione della commemorazione di Alcide De Gasperi al Senato, secondo cui quando moriremo non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili. La serie è una coproduzione Rai Fiction, Goldenart Production e Rai Com, con un cast che comprende anche Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Francesco Benigno.