Il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Tommaso Foti, ha rilasciato un'intervista a La Verità in cui attacca l’impostazione ideologica della passata Commissione europea e chiede una profonda revisione del sistema Ets (Emission Trading Scheme), definito una tassa aggiuntiva che rischia di compromettere la competitività industriale del continente.
Burocrazia chiusa e costi energetici insostenibili per le imprese
Secondo Foti, il condizionamento ideologico della precedente Commissione ha prodotto una burocrazia chiusa verso l'esterno, che considera intoccabile quanto già deciso. Il ministro ha sottolineato come il tema dell'energia non sia più solo una questione ambientale, ma riguardi l'indipendenza nazionale ed europea. Con costi energetici tre o quattro volte superiori a quelli degli Stati Uniti, le imprese europee faticano a competere sui mercati globali.
Il nodo degli Ets: tassa o incentivo al green?
Foti ha evidenziato lo scontro tra l'Italia e i paesi nordici sull'interpretazione del sistema Ets. Mentre i nordici lo considerano uno strumento per rendere l'industria più verde, l'Italia lo vede come una tassa aggiuntiva che mette a rischio il settore manifatturiero. Il ministro ha anche denunciato la speculazione finanziaria legata al mercato delle quote, sostenendo che essa non ha nulla a che fare con la tutela dell'ambiente.
Italia ottiene un primo passo al Consiglio Europeo
Nonostante le divergenze, l'Italia è riuscita a ottenere che, nel corso dell'ultimo Consiglio Europeo, venisse accettata un'impostazione che prevede, entro la metà di luglio, una nuova indicazione da parte della Commissione europea sugli Ets. Foti si dice speranzoso che si tratti di un cambio di rotta significativo per sostenere l'industria.
Le dichiarazioni del ministro arrivano in un momento cruciale per le politiche energetiche e industriali dell'Unione, mentre le imprese europee chiedono maggiore flessibilità e costi più bassi per competere a livello globale. La revisione degli Ets potrebbe rappresentare un punto di svolta per il futuro produttivo del continente.