La notizia della morte di Varenne, avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 agosto a Eboli, ha scosso il mondo dell'ippica italiana. Il trottatore, che aveva 31 anni, un'età eccezionale per un cavallo da competizione, ha vinto 62 corse su 73, portando a casa oltre 6 milioni di euro in premi. La sua scomparsa ha riacceso il dibattito su cosa significhi essere un cavallo atleta per la legge italiana e quali responsabilità abbiano i proprietari.
Varenne, nato il 19 maggio 1995 all'allevamento di Zenzalino a Copparo, era figlio di Waikiki Beach e Ialmaz. L'imprenditore napoletano Enzo Giordano lo aveva acquistato e affidato quasi sempre al driver Giampaolo Minnucci. In carriera, ha trionfato in due Grand Prix d'Amérique, due Elitloppet, una Breeders Crown e due Grand Slam nel 2001 e 2002. Dopo il ritiro nel 2002, è diventato riproduttore, con oltre 2.000 puledri, prima di trascorrere gli ultimi anni in pensione a Eboli.
La parabola dell'ippica italiana e l'evoluzione del diritto animale
La carriera di Varenne si è svolta durante la crisi dell'ippica italiana. Il montepremi complessivo, che nel 2011 superava i 200 milioni di euro, si è ridotto a 75 milioni nel 2014. Ippodromi come San Siro, Agnano, Tor di Valle hanno chiuso, mentre altri sono inattivi. In questo contesto di declino, il diritto ha fatto passi da gigante: la legge 20 luglio 2004 n. 189 ha introdotto nel Codice penale il Titolo IX-bis, punendo chi uccide animali per crudeltà (art. 544-bis c.p.), chi li maltratta o li costringe a fatiche insostenibili (art. 544-ter c.p.), chi organizza combattimenti clandestini (art. 544-quinquies c.p.) e chi li abbandona (art. 727 c.p.). La legge 6 giugno 2025 n. 82 ha inasprito le pene e dato ai cavalli una protezione superiore, in linea con l'art. 13 TFUE che li riconosce come esseri senzienti.
La figura del cavallo atleta e i suoi obblighi
Il concetto di cavallo atleta è stato introdotto dal d.lgs. 28 febbraio 2021 n. 36, all'art. 2, lettera g). Si tratta di un equide registrato, non destinato alla produzione alimentare, utilizzato per attività sportiva e competizioni. L'art. 22 richiede tre condizioni: un documento di identificazione conforme al regolamento UE 2021/963, la dichiarazione di esclusione dalla filiera alimentare e l'iscrizione al repertorio dei cavalli atleti. Il detentore, secondo l'art. 19, deve garantire condizioni di benessere adeguate e non può usare metodi di addestramento dannosi. L'art. 20 esclude dalle competizioni animali senza idoneità veterinaria o detentori con condanne per reati contro animali. L'art. 23 impone un controllo veterinario annuale. In particolare, il comma 6 dell'art. 19 vieta la macellazione o soppressione di animali non più impiegati, salvo abbattimento umanitario, riconoscendo loro il diritto a una vita dignitosa dopo il ritiro.
Il doping equino e la responsabilità penale
La giurisprudenza è chiara: somministrare sostanze vietate a un cavallo da competizione integra sia la frode sportiva (art. 1, l. 401/1989) sia il maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.). La Cassazione, con sentenza n. 35176/2018, ha definito doping ogni pratica che migliora il rendimento oltre le doti naturali, includendo analgesici che alterano la gara. La sentenza n. 38647/2017 ha precisato che il divieto è assoluto, indipendentemente dalla quantità somministrata, perché la sostanza può compromettere salute e lealtà. Le sentenze n. 24257/2024 e n. 16254/2024 hanno confermato questo orientamento, sottolineando che il doping è una sopraffazione sull'animale.
Responsabilità civile del proprietario e del detentore
Nel diritto civile, chi possiede un cavallo risponde dei danni causati dall'animale ai sensi dell'art. 2052 c.c., con responsabilità oggettiva, liberandosi solo dimostrando il caso fortuito. Il Tribunale di Reggio Emilia, con sentenza n. 1261/2023, ha condannato un proprietario per lesioni causate da un calcio a una cavallerizza, ritenendo che una reazione imprevista sia un rischio tipico e prevedibile. Il Tribunale di Bergamo, sentenza n. 684/2026, ha esteso il principio anche a chi utilizza il cavallo senza esserne proprietario, precisando che le responsabilità si alternano in base a chi esercita il controllo effettivo dell'animale.
La morte di Varenne ci ricorda che i cavalli non sono semplici beni, ma esseri senzienti con una protezione giuridica crescente. I proprietari devono essere consapevoli dei loro obblighi, sia penali che civili, per garantire il benessere di questi animali e tutelare sé stessi da conseguenze legali.