Un chiarimento fondamentale per chi ha avviato lavori di ristrutturazione con il bonus al 50% arriva dall'Agenzia delle Entrate. Con la risposta a interpello 119/2026, l'Amministrazione finanziaria ha stabilito che il diritto alla detrazione maggiorata si conserva anche se dopo la fine dei lavori si trasferisce la residenza o si concede l'immobile in affitto. Una notizia che dissipa molti dubbi e che offre sicurezza a migliaia di contribuenti.
Il contesto normativo del bonus casa 2026
La manovra 2026 ha confermato un sistema differenziato di aliquote per le detrazioni sulle ristrutturazioni. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, l'aliquota ordinaria è del 36% su un massimo di 96 mila euro per unità immobiliare. Tuttavia, per chi esegue i lavori sulla propria abitazione principale, l'aliquota sale al 50% per lo stesso biennio. Dal 2027 l'aliquota ordinaria scende al 30%, mentre quella per l'abitazione principale scende al 36%. Restano escluse alcune tipologie di intervento, come la sostituzione di caldaie a combustibili fossili.
I requisiti per ottenere il 50%
Come precisato dalla circolare 8/E dell'Agenzia delle Entrate, per accedere alla detrazione maggiorata il contribuente deve essere proprietario dell'immobile o titolare di un diritto reale di godimento al momento dell'inizio dei lavori o del sostenimento della spesa. Inoltre, l'immobile deve essere utilizzato come abitazione principale. Per abitazione principale si intende quella in cui il proprietario o i suoi familiari dimorano abitualmente, secondo l'articolo 10 comma 3-bis del TUIR. Un aspetto importante è che non è necessario che l'immobile sia già abitazione principale all'avvio dei lavori: è sufficiente che lo diventi al termine degli interventi. Quindi, ciò che conta è che la condizione sussista all'inizio o alla fine dei lavori.
Il caso concreto: un ufficiale delle Forze Armate
Il chiarimento contenuto nell'interpello 119/2026 nasce da una situazione reale. Un ufficiale delle Forze Armate aveva acquistato un appartamento a gennaio 2026, vi aveva trasferito la residenza e avviato lavori di ristrutturazione da concludersi a maggio. A giugno, però, aveva ricevuto un trasferimento d'autorità per due anni in un'altra sede. Di conseguenza, l'intero nucleo familiare avrebbe lasciato l'immobile e lo avrebbe affittato. La domanda era: il trasferimento e la locazione fanno perdere il bonus al 50%? La risposta dell'Agenzia è stata negativa: il diritto alla detrazione maggiorata resta valido. Una volta maturato, il successivo cambiamento di destinazione dell'immobile non determina decadenza.
Le implicazioni pratiche
Pertanto, se l'immobile risulta adibito ad abitazione principale all'inizio o alla conclusione dei lavori, il contribuente conserva il diritto al 50% anche se negli anni successivi trasferisce la residenza, non dimora più abitualmente nell'immobile o lo concede in affitto. Il requisito dell'abitazione principale va verificato solo nel momento delineato dalla normativa e dalla prassi. Una volta accertata la sua esistenza, le vicende successive non incidono sulle quote di detrazione ancora da utilizzare.
La ripartizione delle spese tra coniugi
L'interpello affronta anche un'altra questione frequente: chi ha diritto alla detrazione quando le fatture sono intestate a un coniuge ma le spese sono sostenute dall'altro? L'Agenzia, richiamando la circolare 17/E del 2023, precisa che la detrazione spetta a chi ha effettivamente sostenuto il costo, indipendentemente dall'intestazione della fattura o del bonifico. È raccomandabile integrare la documentazione indicando il nominativo di chi ha pagato e la percentuale di spesa. Attenzione: queste integrazioni vanno fatte sin dal primo anno di utilizzo della detrazione, perché non è consentito modificare successivamente le percentuali attribuite.
Per approfondimenti, consulta il testo della risposta a interpello 119/2026 o leggi la voce su Wikipedia dedicata al bonus ristrutturazioni. Se hai dubbi sulla tua situazione specifica, rivolgiti a un commercialista di fiducia.