D.Lgs 96/2026: lavoratori possono chiedere dati retributivi per genere · Risoluto
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D.Lgs 96/2026 introduce il diritto dei lavoratori a conoscere le retribuzioni medie per genere

Di Giacomo Cascio
Lavoratore con documenti retributivi in mano accanto a grafico che mostra differenza salariale tra uomo e donna

Il decreto legislativo 96/2026 segna un punto di svolta nella lotta alle discriminazioni salariali in Italia. Da oggi, ogni lavoratore può richiedere al datore di lavoro i dati relativi ai livelli retributivi medi, suddivisi per genere, per verificare l'eventuale esistenza di un gap salariale ingiustificato. Si tratta di un passo concreto verso la trasparenza retributiva, un principio che il legislatore ha voluto rafforzare con strumenti chiari e accessibili.

Richiesta scritta e risposta entro due mesi

Il lavoratore può presentare un'istanza scritta in qualsiasi momento, anche tramite un rappresentante sindacale o gli organismi di parità. Il datore di lavoro è tenuto a rispondere entro due mesi, fornendo le informazioni richieste. La comunicazione può avvenire anche attraverso un portale aziendale, purché siano garantiti l'accessibilità e il rispetto della privacy. Se i dati risultano incompleti o inesatti, il dipendente può chiedere ulteriori chiarimenti e ottenere una risposta motivata.

Obblighi di rendicontazione per le aziende con almeno 150 dipendenti

A partire dal 7 giugno 2027, le imprese con più di 150 lavoratori dovranno predisporre un'informativa periodica sul divario retributivo di genere. Il report dovrà evidenziare non solo la differenza complessiva tra stipendi di uomini e donne, ma anche le disparità all'interno delle singole categorie, distinguendo tra retribuzione base e componenti accessorie. I dati saranno resi disponibili ai sindacati e, su richiesta, all'Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Valutazione congiunta quando il gap supera il 5%

Se la differenza retributiva media tra generi in una stessa categoria raggiunge o supera il 5% e non è giustificata da fattori oggettivi, il datore di lavoro deve avviare una procedura di valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali. L'obiettivo è individuare le cause del divario, accertare eventuali discriminazioni e definire un piano di interventi correttivi. Questo meccanismo rafforza la parità salariale e dà ai lavoratori strumenti per far valere i propri diritti.

In sintesi, il D.Lgs 96/2026 rappresenta una pietra miliare per la trasparenza retributiva in Italia. I lavoratori possono ora accedere a dati chiave per verificare eventuali disparità e agire di conseguenza. Le aziende, da parte loro, sono chiamate a un impegno concreto verso l'equità, con obblighi di rendicontazione e meccanismi di correzione automatici in caso di squilibri significativi. Una normativa che punta a ridurre il gender pay gap e a promuovere un mercato del lavoro più giusto.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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