INPS propone 1.000 euro l'anno per la pensione dei neonati · Risoluto
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INPS propone 1.000 euro l'anno per la pensione dei neonati, spesa iniziale di 355 milioni

Di Giacomo Cascio
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Illustrazione del progetto INPS di risparmio previdenziale per i neonati con contributi annuali da 1.000 euro

Un progetto di risparmio previdenziale destinato ai bambini fin dalla nascita. È questa l'ipotesi delineata dal presidente dell'INPS, Gabriele Fava, che ha indicato tra le possibili iniziative un sistema di accumulo pubblico per i nuovi nati. Lo schema prevederebbe un versamento annuale di circa 1.000 euro per ogni bambino, da proseguire durante la crescita e fino all'età lavorativa. Al momento, tuttavia, si tratta di una semplice proposta, non di una misura già approvata o operativa.

Un meccanismo di capitalizzazione che sfrutta il fattore tempo

Il principio economico alla base dell'idea è lineare. Più precoce è l'avvio dell'investimento, maggiore è il periodo in cui il capitale può crescere. Un bambino che ricevesse un contributo annuale dalla nascita avrebbe davanti a sé diversi decenni di accumulo. Se le somme fossero investite, i rendimenti potrebbero generare ulteriori rendimenti, innescando un effetto di capitalizzazione composta. Il fattore tempo rappresenta dunque l'elemento centrale della proposta.

Tuttavia, il risultato finale non è garantito. Gli investimenti finanziari comportano rischi e possono produrre rendimenti variabili nel tempo. Eventuali valutazioni sulla convenienza del progetto dovrebbero considerare non solo l'entità dei contributi pubblici, ma anche costi, modalità di investimento, fiscalità, vincoli e possibilità di utilizzo delle somme.

Un salvadanaio previdenziale con contributi pubblici e familiari

Il meccanismo ipotizzato si differenzia dai tradizionali strumenti di sostegno alla natalità. Non si tratterebbe di un bonus da spendere nell'immediato, ma di una risorsa destinata a restare collegata al futuro previdenziale del bambino. L'idea è quella di alimentare un salvadanaio previdenziale individuale già alla nascita, nel quale far confluire i contributi pubblici.

Il progetto potrebbe inoltre prevedere la possibilità per genitori, nonni e altri familiari di effettuare versamenti aggiuntivi. In questo modo, il contributo pubblico costituirebbe una base di partenza, alla quale la famiglia potrebbe aggiungere altre somme nel corso degli anni. La posizione crescerebbe così attraverso due canali: da una parte i versamenti pubblici, dall'altra i contributi volontari.

Possibile flessibilità per formazione e università

Uno degli aspetti ancora da definire riguarda l'utilizzo delle somme accumulate. L'ipotesi discussa prevede che il capitale possa essere destinato principalmente alla futura previdenza, ma che possa essere prevista una certa flessibilità per esigenze importanti della vita del giovane, come formazione, università o altri percorsi di crescita personale e professionale. Le modalità concrete di accesso al capitale, così come eventuali limiti e condizioni, dovrebbero essere stabilite dalla normativa nel caso in cui la proposta venisse trasformata in una misura effettiva.

Il legame con la natalità e la sostenibilità del sistema previdenziale

Il progetto si inserisce anche nel dibattito sull'andamento della natalità in Italia. L'idea dei promotori è collegare il sostegno alle famiglie con una politica di lungo periodo dedicata alle nuove generazioni. In questa prospettiva, la nascita di un figlio non comporterebbe soltanto un sostegno economico nell'immediato, ma anche l'avvio di una posizione previdenziale destinata a crescere nel corso della vita. L'INPS ha più volte sottolineato il legame tra lavoro, natalità e sostenibilità del sistema previdenziale. Nel 2025, in occasione degli Stati Generali della Natalità, il presidente Fava aveva evidenziato proprio l'importanza delle scelte che riguardano giovani, lavoro e previdenza per il futuro del Paese.

Quanto costerebbe allo Stato, la stima di 355 milioni l'anno

Le maggiori perplessità riguardano naturalmente la copertura finanziaria. Se si ipotizzassero circa 355 mila nuove nascite l'anno, un contributo pubblico di 1.000 euro per ogni bambino comporterebbe una spesa iniziale di circa 355 milioni di euro l'anno per la prima coorte di beneficiari. La spesa, inoltre, crescerebbe negli anni se il contributo venisse riconosciuto ogni anno anche alle generazioni successive. Il costo complessivo dipenderebbe quindi dalla platea dei beneficiari, dalla durata dei versamenti e dalle modalità con cui il programma verrebbe effettivamente strutturato.

La proposta, per ora, resta sul tavolo del dibattito politico e previdenziale, in attesa di eventuali sviluppi normativi che potrebbero trasformarla in una misura concreta. Per ulteriori approfondimenti sulle novità in materia di previdenza, è possibile consultare le notizie giuridiche dedicate.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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