L'INPS ha ufficialmente chiuso i controlli sui redditi dei pensionati iscritti alla Gestione pubblica, con un esito che per molti potrebbe rivelarsi oneroso. L'istituto di previdenza ha infatti confrontato le somme erogate in via provvisoria nel 2024, come la quattordicesima, con i redditi effettivamente dichiarati. Quando la verifica ha evidenziato un pagamento superiore a quello spettante, scatta il recupero dell'indebito. Il primo effetto concreto sarà visibile già nel cedolino di dicembre 2026, con una trattenuta che potrà estendersi fino a 60 rate, riducendo di fatto l'importo mensile della pensione.
I controlli hanno coinvolto i redditi del 2023 e le pensioni ai superstiti
L'attività di verifica, disciplinata dalla circolare Inps n. 2608 dell'11 agosto 2026, ha riguardato due tipologie di prestazione. La prima è la somma aggiuntiva, conosciuta come quattordicesima, che viene riconosciuta ai pensionati con redditi bassi. La seconda concerne i limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti, cioè quelle erogate ai familiari superstiti. Per effettuare il controllo, l'INPS ha incrociato i dati del 730, della Certificazione Unica e del modello Redditi Persone Fisiche 2024, relativi ai redditi del 2023, oltre alle informazioni presenti nel Casellario centrale dei pensionati per gli anni 2023 e 2024. Il confronto ha permesso di individuare le posizioni in cui la prestazione provvisoria era superiore a quella effettivamente spettante.
Il recupero parte a dicembre 2026 per la quattordicesima e a gennaio 2027 per le pensioni ai superstiti
La campagna di recupero segue un calendario preciso. Per la quattordicesima, le trattenute inizieranno nel cedolino di dicembre 2026. Per le pensioni ai superstiti, i recuperi partiranno invece a gennaio 2027. Questa distinzione è fondamentale per i pensionati che potrebbero ricevere comunicazioni in momenti diversi. Non si tratta di un recupero immediato, ma di un piano rateale che tiene conto della capacità contributiva del pensionato. La rata sarà pari a un quinto dell'importo complessivo della pensione, considerando anche l'indennità integrativa speciale, e con la salvaguardia del trattamento minimo. In ogni caso, il numero massimo di rate è fissato a 60, il che significa che il debito potrà essere diluito in cinque anni.
Se una pensione non basta, il recupero si estende ad altre prestazioni
Può accadere che l'importo della pensione sulla quale è stato individuato il debito non sia sufficiente a coprire l'intera somma. In questo caso, se il pensionato è titolare di un'altra pensione diretta a carico della Gestione pubblica, l'INPS potrà procedere al recupero automaticamente anche su quel trattamento. Se residua ancora un importo, questo potrà essere richiesto tramite avviso di pagamento pagoPA o, quando possibile, mediante trattenuta su un'altra pensione erogata dall'INPS. Il pensionato ha comunque la possibilità di contattare la struttura territoriale competente per verificare le modalità di recupero e, nei limiti consentiti, chiedere una modifica del piano di ammortamento.
Arriva la comunicazione con PEC o raccomandata, 30 giorni per contestare
L'INPS non applica la trattenuta senza avvisare l'interessato. Ogni pensionato coinvolto riceverà una comunicazione dedicata, con l'indicazione del debito e delle modalità di restituzione. Questa comunicazione verrà trasmessa tramite PEC, se l'istituto dispone dell'indirizzo di posta elettronica certificata, oppure tramite raccomandata con avviso di ricevimento. È fondamentale non ignorare questa comunicazione, poiché dalla sua ricezione decorre un termine di 30 giorni per contestare eventuali errori. In questo lasso di tempo, il pensionato può rivolgersi alla struttura territoriale INPS e presentare tutta la documentazione utile a dimostrare che il reddito considerato non è corretto o che i dati utilizzati non sono completi. La documentazione fiscale relativa agli anni interessati, come il 730 e la Certificazione Unica, diventa quindi cruciale per eventuali rettifiche.
Non tutti i pensionati perderanno la quattordicesima, solo chi ha ricevuto importi indebiti
È importante chiarire che non tutti i pensionati della Gestione pubblica subiranno un taglio. Il recupero riguarda esclusivamente le posizioni in cui la verifica ha evidenziato un pagamento eccedente. Pertanto, ricevere una comunicazione non è automatico. La procedura interessa solo coloro che hanno percepito più di quanto spettasse sulla base dei redditi dichiarati. Inoltre, le due procedure indicate dall'INPS non devono essere confuse. La prima riguarda la quattordicesima, con recuperi da dicembre 2026. La seconda riguarda le pensioni ai superstiti, con recuperi da gennaio 2027. In entrambi i casi, il principio è lo stesso: le prestazioni vengono ricalcolate e, se emerge un indebito, si procede al recupero.
Chi riceve la comunicazione deve controllare i dati e agire subito
La raccomandata o la PEC dell'INPS non deve essere accantonata. Chi la riceve dovrebbe verificare con attenzione quale prestazione è stata oggetto di verifica, a quale periodo si riferisce il controllo, quale reddito è stato considerato, l'importo complessivo richiesto, l'ammontare delle singole trattenute, il numero delle rate e la correttezza dei dati utilizzati. Se qualcosa non torna, è opportuno agire tempestivamente. Contattare la struttura territoriale INPS entro 30 giorni dalla notifica, presentando la documentazione che dimostri l'eventuale errore, potrebbe portare alla rettifica della posizione e alla riduzione o all'annullamento del debito. Ignorare la comunicazione, al contrario, lascerebbe il campo libero al recupero automatico, con conseguenze economiche sulla pensione.