Chi guida una microcar di categoria L7e senza allacciare le cinture di sicurezza presto potrebbe incorrere in una sanzione. La riforma del Codice della strada, attualmente in consultazione pubblica presso il Ministero dei Trasporti, punta a colmare una lacuna normativa che dura da oltre sedici anni e che, con la diffusione crescente di questi mezzi, era diventata sempre più difficile da giustificare. Fino a oggi, infatti, la legge italiana non imponeva l'uso delle cinture a bordo dei quadricicli pesanti, nonostante i costruttori siano tenuti a installarle in base alle normative tecniche europee.
L'articolo 172 del Codice della strada dimentica i quadricicli pesanti
L'articolo 172 del Codice della strada, nella sua formulazione attuale, elenca con precisione i veicoli per cui vige l'obbligo di allacciare le cinture in qualsiasi situazione di marcia. Si tratta delle autovetture di categoria M1, degli autocarri di ogni fascia di peso (N1, N2 e N3) e dei quadricicli leggeri con carrozzeria chiusa, classificati come L6e. Dei quadricicli pesanti, categoria L7e, semplicemente non si fa menzione. Questa lacuna significa, in pratica, che anche il trasporto di un bambino su questi veicoli può avvenire senza l'uso di un seggiolino omologato, poiché la legge non lo richiede espressamente. Il testo base del nuovo Codice della strada dovrebbe finalmente correggere questa anomalia, introducendo l'obbligo e la relativa multa per i trasgressori.
La legge 120 del 2010 estese l'obbligo solo ai quadricicli leggeri
Per capire come si sia arrivati a questa situazione bisogna fare un passo indietro fino al 2010, anno in cui l'obbligo delle cinture, che fino ad allora riguardava solamente le autovetture e i veicoli commerciali o industriali, venne esteso anche ai quadricicli leggeri dotati di carrozzeria chiusa. La modifica fu introdotta attraverso la legge 120 del 2010, un provvedimento che riscrisse ampie parti del Codice della strada. All'epoca, però, sulle nostre strade circolavano pochissimi quadricicli, sia leggeri che pesanti, e probabilmente per questo motivo la disparità di trattamento tra le due categorie passò inosservata. Negli anni successivi il Codice è stato più volte modificato e aggiornato, ma nessuno degli interventi legislativi ha mai posto rimedio a questa incongruenza, rimasta silenziosa fino a quando l'esplosione del mercato delle microcar non l'ha resa evidente a tutti, addetti ai lavori compresi. Come riportato in altre analisi giuridiche, la Cassazione è intervenuta più volte su norme apparentemente chiare ma applicate in modo difforme, e anche in questo caso l'interpretazione autentica del legislatore si rende necessaria.
Quadricicli leggeri L6e e pesanti L7e, due categorie molto diverse
Comprendere la distinzione tra le due tipologie di quadricicli aiuta a capire meglio il paradosso normativo. I quadricicli leggeri, classificati come L6e, sono equiparati ai ciclomotori. Hanno una massa a vuoto che non supera i 350 kg, batteria esclusa per i modelli elettrici, una velocità massima limitata a 45 km/h, una cilindrata massima di 50 cc se a combustione e una potenza che non può superare i 4 kW. Proprio perché assimilati ai ciclomotori, per guidarli basta la patente AM, che si può conseguire già a 14 anni, oppure qualunque altra patente di categoria superiore.
I quadricicli pesanti, categoria L7e, hanno invece caratteristiche di massa non troppo distanti, fino a 400 kg, o 550 kg per i veicoli destinati al trasporto merci, sempre al netto della batteria, ma dispongono di una potenza nettamente superiore, che può raggiungere i 15 kW. Per guidarli è necessaria la patente B1, ottenibile dai 16 anni in su, o una patente di categoria superiore. È proprio questo scarto di potenza e velocità a rendere ancora più illogica l'assenza dell'obbligo di cintura sui mezzi più performanti. I costruttori, va detto, sono comunque tenuti a installare le cinture su questi veicoli in base a normative tecniche europee, ma nessuna legge italiana ne impone attualmente l'utilizzo effettivo. La riforma in cantiere punta a sanzionare chi non le indossa, equiparando di fatto i quadricicli pesanti alle autovetture sotto questo profilo.
La sicurezza non può dipendere solo da ciò che la legge impone
In attesa che la modifica normativa diventi definitiva al termine della consultazione pubblica, resta un principio che dovrebbe valere a prescindere da qualsiasi cavillo giuridico. La sicurezza di chi viaggia non può dipendere soltanto da ciò che la legge impone o meno. Anche oggi, con la norma ancora silente sull'obbligo per i quadricicli pesanti, allacciare la cintura resta una scelta di buonsenso che può fare la differenza in caso di incidente, specialmente quando a bordo viaggiano bambini. La speranza è che l'aggiornamento del Codice della strada arrivi presto a rendere questo comportamento non più solo raccomandabile, ma obbligatorio per legge, mettendo fine a una disparità di trattamento che, alla luce dei numeri di vendita delle microcar degli ultimi anni, non aveva più alcuna ragione di esistere. La proposta di multa per chi non indossa le cinture sulle microcar rappresenta un passo atteso da anni, sostenuto anche da chi si occupa di sicurezza stradale e da chi, come i genitori, chiede regole chiare per proteggere i più piccoli.