Pensione anticipata, un giorno di ritardo costa 345 euro l'anno · Risoluto
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Pensione anticipata, un giorno di ritardo sulla soglia del 30 settembre 2026 costa 345 euro lordi l'anno

Di Giacomo Cascio
Calendario e calcolatrice per il calcolo della pensione anticipata 2026

Per chi insegue il traguardo della pensione anticipata ordinaria, il calendario vale quanto il montante contributivo. Un solo giorno di differenza nella data di maturazione del diritto può spostare l'assegno di diverse centinaia di euro l'anno, perché cambia il biennio di applicazione dei coefficienti di trasformazione, i parametri che convertono il capitale versato in rendita annua. Il nodo riguarda in particolare chi tocca la soglia tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2026, quando scatta il passaggio tra due finestre normative.

Dal 2027 il requisito contributivo sale di un mese e poi di altri due

Fino al 31 dicembre 2026 la pensione anticipata ordinaria si raggiunge con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne, senza alcun vincolo anagrafico. Dal 1° gennaio 2027 il conto si allunga di un mese su entrambi i fronti e dal 2028 arriva un secondo scatto di due mesi, portando la soglia finale a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. L'aumento deriva dal meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, rimasto fermo dal 2019 e riattivato dal decreto direttoriale del Ministero dell'Economia di concerto con il Lavoro del 19 dicembre 2025, che aveva quantificato in tre mesi complessivi l'incremento legato ai dati ISTAT. La Legge di Bilancio 2026 ha poi spalmato quei tre mesi su due anni, ammorbidendo l'impatto immediato. La Circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 ha recepito la novità e confermato le deroghe per i lavoratori addetti a mansioni gravose, usuranti e pesanti, che restano ancorati ai requisiti attuali fino al 2028.

Il diritto acquisito resta cristallizzato, ma solo fino al 31 dicembre 2026

Chi arriva al traguardo entro la fine del 2026 non perde nulla se la domanda parte più tardi. L'anzianità contributiva già maturata resta congelata ai valori dell'anno in cui è stata raggiunta, anche se la pratica viene presentata mesi dopo. È lo scatto successivo, quello che decorre dal 1° gennaio 2027, a colpire soltanto chi arriva al requisito da quella data in avanti. Il principio è chiaro e tutela chi ha già chiuso il conto con i versamenti, ma non protegge chi si avvicina alla soglia nei mesi immediatamente precedenti al cambio di regime.

I coefficienti di trasformazione dipendono dall'età alla decorrenza, non dal momento del diritto

Il requisito contributivo non è l'unico elemento del calcolo. I coefficienti di trasformazione dipendono dall'età che il lavoratore ha nel momento in cui il trattamento decorre, non da quella in cui il diritto viene perfezionato. Il precedente aggiornamento, disposto dal Ministero del Lavoro il 20 novembre 2024, aveva ridotto quei parametri tra l'1,55% e il 2,18% rispetto al biennio precedente. Per chi arriva a 67 anni con un capitale di 300mila euro accumulato, l'assegno si riduce di circa 345 euro lordi l'anno. È stato il settimo intervento dall'introduzione del sistema contributivo e solo la revisione del 2022 sfuggì al segno negativo, per effetto del crollo pandemico della speranza di vita. L'ottava revisione, quella che riguarderà il biennio 2027-2028, dovrebbe arrivare entro fine anno, ma al 31 agosto il relativo decreto non risultava ancora pubblicato. Ogni cifra circolata finora resta una stima priva di base ufficiale.

La finestra mobile di tre mesi decide l'anno di decorrenza

Tra la maturazione del requisito e il pagamento della prima rata trascorrono tre mesi, la cosiddetta finestra mobile, valida per la generalità degli iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria. Chi arriva a 42 anni e 10 mesi il 30 settembre 2026 incassa quindi la prima rata entro dicembre, con i coefficienti ancora in vigore nel biennio 2025-2026. Basta un giorno di differenza e il quadro cambia. Chi tocca la stessa soglia il 1° ottobre vede la decorrenza slittare al 1° gennaio 2027, conservando sì il requisito contributivo più favorevole, ma finendo comunque nel nuovo biennio, con parametri che al momento nessuno conosce.

Per il pubblico impiego l'attesa si allunga fino a nove mesi

Il discorso cambia per chi è iscritto alle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG, che affronta tempi più lunghi. L'attesa arriva a sette mesi per chi completa il requisito entro la fine del 2027 e a nove mesi per chi lo raggiunge dal 2028 in avanti. La differenza rispetto al settore privato non è di poco conto, perché sposta ulteriormente in avanti il momento in cui l'assegno entra concretamente in busta paga.

L'incentivo al posticipo esteso dalla Legge 199/2025

Chi raggiunge il traguardo entro il 31 dicembre 2026 può scegliere di rimanere al lavoro invece di ritirarsi, mantenendo intatto il diritto già acquisito e vedendosi riconosciuta in stipendio la quota di contribuzione che altrimenti andrebbe versata all'ente previdenziale. La possibilità è stata estesa a questa platea dalla Legge n. 199/2025, che richiama un meccanismo già introdotto dalla Legge n. 197/2022, con le istruzioni operative arrivate tramite la Circolare INPS n. 42 del 3 aprile scorso. Ne restano fuori i dipendenti che hanno già l'età anagrafica per la pensione di vecchiaia o che percepiscono già un trattamento diretto. Per chi sceglie la permanenza, il montante continua comunque a crescere e con esso cresce anche il coefficiente applicabile, più alto quanto maggiore è l'età alla decorrenza. Come ricordato in altre analisi sulla tutela dei diritti dei lavoratori fragili, il calendario normativo pesa in modo decisivo sulle scelte di fine carriera.

Le proposte per la manovra 2027 e il nodo del terzo pilastro

Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali propone che l'adeguamento alla speranza di vita colpisca soltanto i coefficienti e il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, lasciando ferma l'anzianità contributiva richiesta per l'anticipata. Sul fronte sindacale, la piattaforma comune di CGIL, CISL e UIL punta invece ad abbandonare gli automatismi legati alla speranza di vita, chiedendo l'uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica e l'introduzione di una pensione contributiva minima di garanzia per chi ha avuto una carriera discontinua. Circola inoltre, in ambito governativo, l'ipotesi di un'uscita a 64 anni con ricalcolo interamente contributivo dell'assegno, mentre il presidente dell'INPS, Gabriele Fava, ha rilanciato l'idea di un terzo pilastro previdenziale pensato per le generazioni più giovani. Il calendario istituzionale prevede l'invio del Documento Programmatico di Bilancio a Bruxelles entro il 15 ottobre e l'arrivo del testo alle Camere il 20 ottobre, con approvazione entro fine anno. Fino a quel momento, restano valide le regole appena descritte.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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