Circa un centinaio di tir in sosta tra via Oreto e le strade attigue, altri trenta in via Francesco Crispi, nei pressi del porto. È la situazione a Palermo nel quinto giorno di protesta degli autotrasportatori, mobilitati contro il caro gasolio e l’aumento dei costi dei collegamenti marittimi.
Il fermo sta avendo ripercussioni sulla distribuzione delle merci. Cominciano a svuotarsi gli scaffali dei supermercati e si registrano difficoltà nelle forniture di carburante, mentre alcune linee di autobus extraurbani rischiano di saltare corse per le difficoltà nei rifornimenti.
Tra i mezzi fermi c’è anche quello di un autotrasportatore che, dopo essere uscito dal porto, avrebbe dovuto consegnare merce in Sicilia. L’uomo è stato invitato a sostare. “Io lavoro per una ditta - dice allargando le braccia - e dovevo fare le consegne. Mi hanno detto di fermarmi e mi sono fermato. Non so quando potrò muovermi”. Il coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella, sostiene che il comitato non impone nulla e non ferma i camionisti. Il Cts ha ribadito che il proprio fermo riguarda la mancata movimentazione dei semirimorchi dalle navi e che la protesta nei porti si svolge all’interno delle aree aziendali.
La vertenza ruota soprattutto attorno al prezzo del carburante e alle tariffe dei collegamenti marittimi. Nei giorni scorsi Bella aveva spiegato che, con il gasolio a 2,30 euro al litro, ogni pieno comporta per le aziende un aggravio di circa mille euro, mentre il costo del trasporto via nave è aumentato di circa 700 euro.
La giornata di oggi è decisiva per capire se la protesta potrà rientrare. A Milano il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha incontrato le principali associazioni nazionali dell’autotrasporto. Il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato l’avvio dell’erogazione di circa 480 milioni di euro per le domande presentate fino al 30 agosto, oltre alla ricerca di ulteriori risorse per i mesi successivi.
Nel pomeriggio è atteso anche il confronto con i rappresentanti del Cts, che chiedono impegni formalizzati. Il comitato ha infatti chiarito che il fermo sarà revocato quando Salvini firmerà il protocollo d’intesa con le misure concordate.