Stop alle procedure autorizzative per la realizzazione degli inceneritori di Palermo e Catania. È la richiesta avanzata da sei organizzazioni che hanno inviato una formale diffida alla Regione Siciliana, chiedendo la sospensione e l'annullamento in autotutela dei procedimenti.
A sottoscrivere l'iniziativa sono Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia. La diffida è stata indirizzata ai dipartimenti regionali e alle amministrazioni coinvolte nella Conferenza di Servizi.
Al centro della contestazione sugli inceneritori in Sicilia ci sono presunte irregolarità amministrative e carenze nelle valutazioni relative alla tutela della salute pubblica.
Inceneritori in Sicilia, contestate le procedure autorizzative
Secondo le organizzazioni firmatarie, la procedura per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) sarebbe stata avviata senza la documentazione essenziale richiesta dalla normativa.
Un'altra criticità riguarderebbe la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che non risulterebbe ancora conclusa. Per le associazioni, in queste condizioni, il rilascio di eventuali autorizzazioni parziali sarebbe illegittimo.
Le organizzazioni chiedono pertanto di interrompere l'iter amministrativo relativo ai due impianti e di verificare le carenze evidenziate nella diffida.
Le preoccupazioni per la salute pubblica
Oltre agli aspetti procedurali, le associazioni sollevano dubbi sulle garanzie sanitarie previste per i territori interessati.
Secondo i firmatari, mancherebbero dati scientifici fondamentali per valutare adeguatamente le conseguenze degli impianti sull'ambiente e sulla popolazione. Una carenza che, stando a quanto riportato dalle organizzazioni, sarebbe stata già segnalata dall'Asp di Palermo.
Viene inoltre contestata l'assenza, nell'istruttoria, di competenze mediche e sanitarie certificate ritenute necessarie per esaminare gli effetti delle sostanze potenzialmente nocive.
Le organizzazioni sostengono che le valutazioni ambientali non possano limitarsi alle emissioni previste durante il normale funzionamento degli impianti, ma debbano considerare anche le condizioni sanitarie dei territori e i possibili effetti cumulativi degli inquinanti.
Inceneritori in Sicilia, i dati epidemiologici richiamati
Nella diffida vengono richiamati anche studi epidemiologici, tra cui il progetto SENTIERI e i dati del Registro Tumori.
Le organizzazioni fanno riferimento a un incremento superiore al 20% dei tumori in alcune aree esposte a sostanze contaminanti rispetto a zone non contaminate. Richiamano inoltre i dati relativi all'incidenza e alla mortalità per patologie come il tumore al polmone e il mesotelioma.
Tra le sostanze indicate figurano idrocarburi, metalli pesanti, diossine e amianto. Le associazioni sottolineano che gli effetti dell'esposizione ad alcuni agenti cancerogeni possono manifestarsi anche dopo diversi decenni.
Si tratta di dati richiamati dalle organizzazioni a sostegno delle proprie preoccupazioni, non di una dimostrazione di effetti sanitari specifici attribuibili ai due impianti progettati.
Diffida alla Regione, trenta giorni per rispondere
La richiesta sugli inceneritori in Sicilia prevede un termine di 30 giorni entro il quale le amministrazioni interessate dovranno fornire una risposta motivata e intervenire sui procedimenti contestati.
In caso di mancato riscontro o di rigetto delle richieste, le sei organizzazioni annunciano di essere pronte a rivolgersi all'autorità giudiziaria per chiedere l'accertamento di eventuali responsabilità civili e penali.
Resta dunque al centro dell'iniziativa la richiesta di fermare le procedure autorizzative dei due impianti di Palermo e Catania, alla luce delle criticità amministrative, ambientali e sanitarie denunciate dalle associazioni.