Usura a Trani, tassi al 1.260% e 4 arresti · Risoluto
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Trani, usura al 1.260% su prestiti da poche centinaia di euro, quattro arresti e sequestro da 700 mila euro

Di ItalPress
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Guardia di Finanza sequestra beni per usura a Trani: quattro arresti e 700mila euro

La Guardia di Finanza di Bari ha smantellato una rete di prestiti usurari che strangolava ludopatici e piccoli imprenditori nella zona di Trani. Il gip del tribunale pugliese, su richiesta della Procura, ha emesso un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di quattro soggetti, tre dei quali ristretti in carcere e uno agli arresti domiciliari. Contestualmente è stato disposto il sequestro di beni e somme di denaro per un valore superiore a 700 mila euro. Le accuse, a vario titolo, riguardano usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e abusiva attività finanziaria.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno preso forma grazie a complesse investigazioni di natura bancaria e patrimoniale. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire una rete articolata di prestiti usurari praticati da tre persone, capaci di agire anche con atti di intimidazione e minacce. Le vittime appartengono a due categorie ben precise, entrambe considerate fragili sotto il profilo economico e sociale.

Prestiti da poche centinaia di euro per il gioco

La prima fascia di vittime è rappresentata da soggetti affetti da ludopatia, ai quali venivano erogate somme spesso inferiori a poche centinaia di euro. Il denaro veniva sistematicamente reinvestito nel cosiddetto gioco legale, quindi nelle VLT e nelle slot machine, installate in punti gioco collocati all'interno di locali commerciali riconducibili agli stessi usurai. Un circuito chiuso in cui il prestatore incassava due volte, prima con gli interessi fuori mercato e poi con i proventi delle macchine da gioco.

Tassi fino al 1.260% annuo per gli artigiani

La seconda fascia riguarda piccoli imprenditori e artigiani in difficoltà finanziaria, impossibilitati ad accedere ai canali tradizionali del credito. Per loro i prestiti oscillavano tra 1.000 e 80.000 euro, con tassi di interesse che variavano dal 60% fino a un tasso annuo del 1.260%. Un livello che azzera di fatto qualsiasi possibilità di restituzione e trasforma il debito in una catena perpetua. Gli investigatori hanno documentato che, pur di recuperare le somme prestate, gli usurai non esitavano a ricorrere alla violenza fisica e alle minacce.

Schiaffi a un imprenditore e una casa intestata a un prestanome

In un primo episodio un imprenditore sarebbe stato minacciato e schiaffeggiato. In una circostanza successiva, la vittima sarebbe stata costretta a stipulare un contratto preliminare di vendita della propria abitazione a favore di un prestanome. Nel rogito compariva l'indicazione che parte della somma pattuita era già stata versata in separata sede dall'acquirente, senza però alcuna traccia dei canali finanziari utilizzati. Un meccanismo utile a mascherare l'origine illecita del denaro e a consolidare il controllo sui beni della persona indebitata.

Beni e quote societarie intestati a prestanome

Gli sviluppi investigativi hanno permesso di accertare, secondo l'impostazione accolta dal giudice, la condotta di uno degli indagati principali. Si tratta di una figura già sottoposta a misura di prevenzione patrimoniale antimafia, che avrebbe fittiziamente intestato beni immobili e le quote di tre società a persone a lui vicine. Una delle aziende opera nel settore delle costruzioni, mentre due sono attive nel commercio di autoveicoli. Nonostante le intestazioni formali, l'indagato avrebbe mantenuto l'amministrazione di fatto delle attività. Da qui sono scaturite ulteriori contestazioni a carico dei soci prestanome, coinvolti nel trasferimento fraudolento di valori.

Il sequestro supera i 700 mila euro

Il provvedimento cautelare dispone il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 700 mila euro, importo che corrisponde al valore complessivo delle condotte ricostruite dagli inquirenti. L'operazione conferma la crescente attenzione della magistratura e della Guardia di Finanza verso il fenomeno dell'usura, un reato che prospera nelle pieghe della crisi economica e colpisce chi non ha alternative. Le indagini restano nella fase preliminare e le posizioni degli indagati dovranno essere valutate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Il caso di Trani mostra un modello criminale sempre più strutturato, in cui l'usura non è un'attività isolata ma un sistema che si intreccia con il gioco d'azzardo, il riciclaggio e l'intestazione fittizia di società. Una rete che sfrutta la debolezza economica per acquisire il controllo di patrimoni e attività imprenditoriali, come dimostrano le tre aziende finite sotto la lente degli investigatori.

Fonte: https://www.italpress.com/usura-con-interessi-fino-al-1-260-ed-estorsione-a-trani-4-misure-cautelari-e-sequestro-per-700-mila-euro

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Domande e risposte

Che cos'è successo a Trani con l'operazione della Guardia di Finanza?
La Guardia di Finanza di Bari ha smantellato una rete di usura che applicava tassi fino al 1.260% annuo a ludopatici e piccoli imprenditori. Sono stati eseguiti quattro arresti e disposto un sequestro di beni per oltre 700 mila euro.
Quali tassi di interesse applicavano gli usurai di Trani?
Per i piccoli imprenditori i prestiti andavano da 1.000 a 80.000 euro con tassi dal 60% fino al 1.260% annuo. Per i ludopatici le somme erano inferiori a poche centinaia di euro, reinvestite nelle slot machine dei punti gioco riconducibili agli stessi usurai.
Quali reati sono contestati nell'inchiesta di Trani?
Le accuse, a vario titolo, riguardano usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e abusiva attività finanziaria. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari.
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ItalPress

Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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