Momenti di forte tensione nella notte all’interno del carcere di Agrigento, dove un giovane detenuto ha tentato di togliersi la vita nella propria cella. A evitare il peggio è stato un agente della Polizia Penitenziaria, che si è accorto di quanto stava accadendo ed è intervenuto tempestivamente.
Il poliziotto ha raggiunto il detenuto e lo ha sostenuto fisicamente, impedendo che la corda utilizzata per il gesto potesse provocarne il decesso.
Poco dopo è arrivato un secondo agente, che ha contribuito a liberare il giovane dal cappio.
I due hanno quindi avviato le manovre di primo soccorso, praticando il massaggio cardiaco fino all'arrivo del personale sanitario.
I soccorritori hanno proseguito le operazioni di rianimazione e, una volta stabilizzate le condizioni del giovane, ne hanno disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti e cure.
Sull'episodio è intervenuto il Sappe, il Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, che ha evidenziato anche le difficili condizioni in cui gli agenti si trovano a operare all'interno della struttura agrigentina.
Secondo quanto riferito dal sindacato, l'agente impegnato nella vigilanza si trovava contemporaneamente a gestire due reparti collocati su piani diversi, comprendenti quattro sezioni e più di 180 detenuti.
Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ha espresso apprezzamento per l'operato degli agenti coinvolti, sottolineando la tempestività dimostrata durante l'emergenza e il contributo decisivo prestato per evitare una tragedia.
Il sindacato torna inoltre a sollecitare un rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria.
L'episodio, secondo il Sappe, riporta l'attenzione sulla necessità di garantire un numero adeguato di operatori rispetto alla complessità e alla quantità dei compiti affidati al personale in servizio nelle carceri.
La vicenda riaccende dunque i riflettori sulle condizioni di lavoro degli agenti della casa circondariale di Agrigento e, più in generale, sulle difficoltà legate alla gestione della sicurezza e dell'assistenza ai detenuti in presenza di organici ritenuti insufficienti dal sindacato.