A Sciacca anche un bisogno elementare come quello di utilizzare un bagno pubblico può diventare un problema.
E a farne le spese, ancora una volta, sono anche le attività commerciali che si trovano nei pressi dei luoghi maggiormente frequentati.
È il caso del bar che si trova proprio di fronte alla villa comunale, dove la titolare racconta una situazione che si ripete quotidianamente: i bagni della Villa dovrebbero essere a disposizione dei cittadini, ma restano chiusi, e così chi ha necessità deve necessariamente rivolgersi ai locali della zona.
Il paradosso è evidente: i servizi igienici all'interno della villa comunale esistono, ma non sono fruibili.
E mentre cittadini, famiglie, anziani e turisti cercano una soluzione, quella necessità finisce inevitabilmente per ricadere sulle attività private. «Dobbiamo compensare noi», racconta la titolare, spiegando come il bar sia diventato, suo malgrado, un punto di riferimento per chi ha semplicemente bisogno di andare in bagno.
Non si tratta di un episodio isolato, ma di una situazione che si trascina da tempo. A Sciacca il problema della mancanza di bagni pubblici è stato più volte sollevato e riguarda diverse zone della città.
Una criticità che diventa ancora più evidente nei luoghi frequentati dai turisti e durante i periodi di maggiore affluenza.
Il caso della villa comunale Ignazio Scaturro è forse quello che più di tutti mette in evidenza l'assurdità della situazione.
I bagni sono presenti, ma restano chiusi. In passato, anche dopo gli interventi di riqualificazione della villa, era stato segnalato il mancato utilizzo dei servizi igienici.
Erano state avanzate ipotesi per individuare una modalità di gestione, anche attraverso l'affidamento a privati, ma il problema non è stato definitivamente risolto.
Nel frattempo, però, il bisogno resta. E quando manca un servizio pubblico, qualcuno finisce inevitabilmente per sostituirlo. In questo caso sono i bar e gli altri esercizi commerciali della zona a farlo, mettendo a disposizione i propri servizi igienici anche a persone che non sono necessariamente clienti.
È una disponibilità che può nascere dalla normale cortesia e dal senso di ospitalità, ma che non può diventare la soluzione strutturale a una carenza dell'amministrazione pubblica. Un'attività commerciale sostiene costi, ha personale, deve garantire condizioni igieniche e organizzative e non può essere trasformata, di fatto, nel bagno pubblico di una zona della città.
La questione riguarda anche l'immagine che Sciacca offre a chi arriva da fuori. Una città turistica dovrebbe poter garantire servizi essenziali nei luoghi pubblici più frequentati. E un bagno pubblico non è certamente un lusso: è un servizio fondamentale, soprattutto per bambini, anziani, famiglie e persone che possono avere necessità improvvise.
Il problema, quindi, non è soltanto quello di trovare un bagno quando se ne ha bisogno. È una questione di servizi, accoglienza e decoro. Chi passeggia nella villa comunale dovrebbe poter utilizzare i servizi igienici della stessa struttura senza essere costretto a entrare in un bar e chiedere di poter usufruire del bagno.
La domanda, alla fine, è molto semplice: se i bagni della villa comunale ci sono, perché continuano a restare chiusi?
La testimonianza della titolare del bar di fronte alla villa riporta così al centro dell'attenzione una questione che Sciacca si trascina da troppo tempo. Non si chiede un'opera faraonica, ma semplicemente che un servizio pubblico esistente venga reso realmente fruibile.
Perché non è giusto che, in assenza di bagni pubblici, siano sempre i privati a dover compensare. E soprattutto non è normale che in una città che vuole presentarsi come destinazione turistica si debba ancora discutere della possibilità di trovare un bagno pubblico aperto