Una protesta dai toni dimessi e lontanissima dal voler arrecare disagi ai cittadini, così i gruppi spontanei degli agricoltori dell’Agrigentino si sono dati appuntamento lungo la strada statale 115, nei pressi del fiume Verdura per chiedere interventi concreti a sostegno delle aziende.
Alla manifestazione hanno partecipato agricoltori e amministratori locali provenienti da diversi centri della provincia.
L’iniziativa, autorizzata e organizzata in un’area adiacente alla carreggiata, non era finalizzata a bloccare il traffico.
Tra le principali criticità denunciate dai manifestanti c’è la forte riduzione dei prezzi riconosciuti ai produttori.
Secondo quanto evidenziato dagli organizzatori, alcune produzioni, tra cui l’olio extravergine d’oliva, avrebbero registrato un calo delle quotazioni fino al 50 per cento. Preoccupazioni riguardano anche i mercati dell’uva e del grano.
Il messaggio lanciato dagli agricoltori è chiaro: senza una remunerazione adeguata, le aziende non possono sostenere i costi di produzione e rischiano di essere costrette a cessare l’attività.
La protesta arriva a pochi giorni dall’incontro tenutosi ad Agrigento tra sindaci, rappresentanti sindacali e organizzazioni agricole con il prefetto Caccamo e il presidente del Libero Consorzio, Pendolino. In quell’occasione era stata presentata una piattaforma di richieste per affrontare l’emergenza del settore.
Uno degli obiettivi della mobilitazione è conoscere gli sviluppi delle interlocuzioni avviate dalla Prefettura con la Regione Siciliana per istituire un tavolo tecnico permanente.
Gli agricoltori chiedono che vengano affrontate con urgenza le difficoltà economiche che colpiscono le imprese, individuando soluzioni capaci di garantire redditività alle produzioni e prospettive per il futuro del comparto.
La manifestazione ha ribadito anche il valore dell’agricoltura per la tutela del territorio, la disponibilità di cibo di qualità e la salvaguardia ambientale.
Un settore che, secondo i partecipanti, non può essere lasciato solo davanti a una crisi che mette a rischio non soltanto le aziende, ma anche l’economia e l’identità delle comunità rurali agrigentine.