Nebrodi 2, 45 condanne e 325 anni di carcere: la sentenza sul sistema delle frodi ai fondi agricoli · Risoluto
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Nebrodi 2, 45 condanne e 325 anni di carcere: la sentenza sul sistema delle frodi ai fondi agricoli

Di Giovanna Venezia
Aula di tribunale con giudici e imputati durante la lettura della sentenza del processo Nebrodi 2 sulle frodi ai fondi agricoli

Quarantacinque condanne su 53 persone finite a processo, per un totale di 325 anni di reclusione.

È questo l’esito del processo Nebrodi 2, il secondo capitolo giudiziario della vasta indagine che ha acceso i riflettori sulle presunte infiltrazioni mafiose nella gestione dei finanziamenti europei destinati al comparto agricolo.

La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Patti al termine di una camera di consiglio durata circa sei ore. Il collegio giudicante, presieduto da Monica Marino, ha definito il procedimento con un numero di condanne inferiore rispetto a quello richiesto dalla pubblica accusa, che aveva sollecitato 48 verdetti di responsabilità per complessivi 460 anni di carcere, oltre a cinque assoluzioni.

Al centro dell'inchiesta c’è un presunto sistema illecito legato ai titoli necessari per accedere agli aiuti comunitari destinati ad agricoltori e allevatori. Secondo la ricostruzione investigativa, tali diritti sarebbero stati acquisiti in maniera fraudolenta e successivamente trasferiti più volte, permettendo a soggetti non legittimati di beneficiare delle risorse pubbliche.

Nel procedimento figurano anche persone ritenute vicine alle due principali articolazioni della criminalità organizzata dei Nebrodi: la famiglia Bontempo Scavo e quella dei Batanesi. Per cinque aziende agricole coinvolte sono state inoltre disposte sanzioni di carattere economico.

La vicenda giudiziaria prende origine dall'operazione eseguita il 6 febbraio 2024 da polizia, carabinieri e Guardia di finanza, con una serie di provvedimenti scattati in diversi comuni del comprensorio dei Nebrodi.

Gli accertamenti avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire una rete attraverso la quale, secondo l’impostazione accusatoria, le somme della Politica agricola comune sarebbero state indirizzate verso soggetti collegati alla criminalità organizzata oppure ottenute mediante procedure considerate irregolari.

Tra le persone presenti in aula anche Giuseppe Antoci, già presidente del Parco dei Nebrodi e oggi parlamentare europeo.

Antoci, nel 2016, fu vittima di un attentato dal quale riuscì a salvarsi. Durante il suo mandato alla guida dell’ente aveva promosso un protocollo di legalità pensato per impedire alle organizzazioni mafiose di appropriarsi delle risorse comunitarie destinate all’agricoltura.

Quel modello, elaborato proprio nel territorio dei Nebrodi, è stato successivamente recepito nella normativa nazionale in materia di prevenzione antimafia.

Dopo la lettura del dispositivo, Antoci ha espresso soddisfazione per l’esito del procedimento, ringraziando la Direzione distrettuale antimafia di Messina e le forze dell’ordine impegnate nelle indagini.

Ha ricordato gli anni segnati da pressioni, timori e difficoltà, sottolineando la volontà di proseguire nell’azione di contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore dei fondi agricoli.

La sentenza rappresenta così un nuovo passaggio giudiziario nella complessa vicenda delle frodi ai finanziamenti europei sui Nebrodi, un territorio nel quale il controllo delle risorse agricole è da anni al centro dell’attenzione investigativa e istituzionale


Giovanna Venezia

Giovanna Venezia

Giornalista professionista

Giovanna Venezia è giornalista professionista e fondatrice di Risoluto.it. Da anni racconta il territorio con uno stile diretto, curioso e autentico. Disordinata e caotica per sua stessa ammissione, non ama mai programmare nulla.

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