Le organizzazioni mafiose starebbero cercando di dotarsi di armamenti sempre più avanzati, anche attraverso i nuovi canali del mercato clandestino internazionale.
A lanciare l’allarme è stato il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, intervenuto nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare nazionale Antimafia.
Il magistrato ha riferito del ritrovamento di armi provenienti dal Salento, ma riconducibili originariamente all’area balcanica e ai territori dell’ex Jugoslavia.
Le attività investigative avrebbero inoltre fatto emergere un crescente interesse della criminalità organizzata verso strumenti più sofisticati.
Tra le forniture ricercate figurerebbero anche armamenti entrati nel circuito illegale dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. De Lucia ha parlato, in particolare, di segnali relativi all’acquisto di droni in grado di trasportare e sganciare ordigni.
Secondo il procuratore, si tratterebbe di tecnologie rispetto alle quali gli apparati di sicurezza non sarebbero ancora pienamente attrezzati sul piano difensivo.
Il quadro delineato davanti alla Commissione Antimafia mostrerebbe dunque il tentativo dei gruppi mafiosi di ricostruire arsenali non soltanto numerosi, ma anche caratterizzati da una maggiore capacità offensiva.
Un fenomeno che, secondo de Lucia, riguarderebbe sia il territorio palermitano sia altre aree del Paese.