Alla vigilia dell'avvio dell'anno scolastico, con la nomina di oltre 200mila supplenti annuali, il sindacato Anief torna a puntare i riflettori sulle condizioni economiche dei precari storici del comparto istruzione. Il presidente nazionale Marcello Pacifico ha dichiarato che a chi ha lavorato come supplente per oltre dieci anni lo Stato avrebbe negato una cifra complessiva di almeno 50mila euro. Non si tratta di un assegno automatico, ma di una stima che somma diverse voci retributive e risarcitorie mai corrisposte durante gli anni di precariato.
Le componenti del credito vantato dai precari
Secondo l'analisi del sindacato, il mancato guadagno si accumula su più fronti. Per i docenti, mancano gli scatti di anzianità legati alle fasce stipendiali, che un dipendente di ruolo matura regolarmente ma che al precario vengono spesso conteggiati in modo parziale o azzerati a ogni nuovo contratto. A questo si aggiungono le ferie non godute e mai monetizzate, la Carta del docente da 500 euro annui per l'aggiornamento professionale, riconosciuta per anni solo ai ruoli, il salario accessorio e la Retribuzione professionale docente. Per il personale ATA, invece, sarebbe sottratto il CIA, il compenso individuale accessorio. Infine, il capitolo più corposo riguarda il risarcimento per abuso dei contratti a termine, che la giurisprudenza considera autonomo rispetto alle altre voci.
La Cassazione sul concorso riservato e la mancata sanatoria
Il tema del risarcimento per la reiterazione abusiva dei contratti a termine è stato più volte affrontato dalla Corte di Cassazione. Con la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, la Sezione Lavoro ha ribadito che un concorso riservato ai precari, anche se basato su titoli ed esami, non è idoneo a sanare l'illegittimità della reiterazione oltre i 36 mesi. La Suprema Corte ha spiegato che il concorso offre al lavoratore solo una chance di stabilizzazione, non una misura riparatoria automatica. Di conseguenza, anche chi è entrato in ruolo tramite concorso può agire per ottenere il risarcimento del danno subito durante gli anni di precariato. La quantificazione dell'indennità, sulla base della direttiva europea 1999/70/CE, oscilla solitamente tra le 2,5 e le 5 mensilità della retribuzione di riferimento, con variazioni legate alla storia contrattuale individuale.
Prescrizione e variabili che riducono le somme recuperabili
Pacifico si è detto convinto che recuperare queste somme sia possibile grazie a una seconda liquidazione per chi, con l'assistenza legale del sindacato, presenta ricorso. Tuttavia, l'importo effettivamente rivendicabile dipende da numerosi fattori. La durata e la tipologia dei contratti stipulati, le somme già percepite, i termini di prescrizione che possono ridurre sensibilmente l'ammontare recuperabile e l'esito dei procedimenti giudiziari, mai scontato, sono tutte variabili da considerare. I 50mila euro indicati dall'Anief restano quindi una stima orientativa, utile per dare l'idea della portata del fenomeno, ma non un importo garantito per ogni lavoratore. Per questo il sindacato invita chi ha alle spalle anni di supplenze a rivolgersi alle sedi territoriali per verificare la propria posizione contributiva e retributiva. Come ricordato in casi analoghi seguiti da Cassazione e ordinanze recenti, la verifica tempestiva è essenziale per non perdere i diritti maturati.
Perché la stima di 50mila euro non è una cifra fissa
È fondamentale chiarire che i 50mila euro non rappresentano un importo fisso e automatico per tutti i precari con oltre dieci anni di servizio. Si tratta di una somma aggregata che tiene conto di diverse voci, alcune delle quali possono essere prescritte o già in parte riconosciute. La stessa Anief sottolinea che il calcolo va personalizzato, perché ogni storia lavorativa è diversa. La raccomandazione è quindi quella di non attendere ulteriormente, dato che ogni anno che passa erode una parte del credito a causa della prescrizione. Rivolgersi a un legale o alle sedi sindacali può aiutare a capire quali voci siano effettivamente rivendicabili e a intraprendere il percorso giudiziario più adeguato.