Quando un lavoratore restituisce il computer aziendale, non è libero di cancellare a piacimento i documenti contenuti, neppure se ritiene che l'azienda abbia copie di riserva. La Corte d'Appello di Palermo, con la sentenza n. 713/2026 del 3 giugno, ha stabilito che la sottrazione di file aziendali, anche in assenza di un danno economico concreto, può costituire giusta causa di licenziamento. La decisione conferma il principio che il dovere di fedeltà e correttezza del lavoratore prevale sulla mera esistenza di copie alternative.
La Corte d'Appello di Palermo: cancellare i file è giusta causa anche senza danno economico
Il caso riguarda una segretaria con oltre trent'anni di servizio, che in occasione di un trasferimento concordato aveva restituito il PC aziendale dopo aver eliminato solo i file personali, come pattuito. Tuttavia, all'atto della riconsegna, l'azienda ha constatato la scomparsa di documenti fondamentali: protocollo elettronico, corrispondenza, verbali e delibere. La lavoratrice è stata licenziata per violazione del dovere di fedeltà. La Corte ha respinto la tesi della natura ritorsiva del licenziamento, affermando che la condotta di cancellazione era autonoma e sufficiente a giustificare il provvedimento espulsivo, indipendentemente da eventuali contrasti con i superiori.
Chi deve provare l'esistenza di copie alternative?
Un punto cruciale della sentenza riguarda l'onere della prova. La dipendente sosteneva che l'azienda disponesse comunque dei documenti, sia su server aziendale sia in formato cartaceo. La Corte ha stabilito che spettava alla lavoratrice dimostrare che i file fossero effettivamente salvati altrove, non al datore provare il contrario. Il testimone chiamato a confermare l'esistenza del server ha dichiarato che l'utilizzo era facoltativo, senza dimostrare che i file della segretaria vi fossero stati caricati. Analogamente, non è stata provata la corrispondenza tra l'archivio cartaceo e quello digitale. Pertanto, l'azienda ha legittimamente ritenuto la cancellazione come una sottrazione di documenti.
Due condotte distinte: sospensione annullata, licenziamento confermato
La Corte si è pronunciata anche su una sanzione disciplinare precedente: tre giorni di sospensione per il ritardo nella consegna delle credenziali di accesso e del codice della cassetta di sicurezza. In questo caso, i giudici hanno accolto le ragioni della lavoratrice, annullando la sospensione perché sproporzionata rispetto al codice disciplinare interno, che tipizzava tassativamente le sanzioni. La Corte ha distinto chiaramente le due condotte: la prima era un comportamento omissivo temporaneo, la seconda un'azione volontaria e definitiva di eliminazione dei documenti, qualificata come violazione del dovere di fedeltà. Solo su quest'ultima si è fondato il licenziamento.
Documenti riservati anche senza segreto formale
La lavoratrice aveva contestato la qualificazione dei file come documentazione riservata, sostenendo che si trattasse di un semplice danneggiamento di beni aziendali, punibile con la sospensione. La Corte ha respinto questa tesi, osservando che gli atti cancellati riguardavano la vita e il funzionamento dell'ente, contenevano dati meritevoli di tutela sotto il profilo della riservatezza in senso lato. La corrispondenza elettronica racchiudeva indirizzi e contatti privati, mentre verbali e delibere custodivano informazioni sui processi decisionali. Pertanto, anche in assenza di un segreto in senso stretto, la cancellazione ha integrato una violazione del dovere di fedeltà.
Le conseguenze pratiche per i lavoratori
Questa pronuncia chiarisce che chi utilizza un computer aziendale è responsabile della corretta conservazione dei file. La cancellazione o sottrazione di documenti può costare il posto anche quando l'azienda non prova un danno economico immediato e anche se si sostiene che esistano copie altrove. I lavoratori devono quindi prestare la massima attenzione nel gestire i dati aziendali, evitando di eliminare file che possano essere considerati di interesse dell'organizzazione. La sentenza conferma che il rapporto di lavoro si fonda sulla fiducia e che comportamenti sleali, come la sottrazione di documenti, possono romperla irreparabilmente.