Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio destinato a cambiare le regole del gioco per migliaia di automobilisti multati da autovelox fissi. Se la banchina stradale, ovvero lo spazio laterale fuori dalla carreggiata, è troppo stretta, la multa può essere annullata. La decisione, contenuta nell'ordinanza n. 23121 del 13 luglio 2026, ha respinto il ricorso di un Comune e ha confermato l'annullamento di una sanzione, offrendo un precedente importante per chi intende impugnare verbali simili.
I requisiti tecnici per l'installazione degli autovelox con contestazione differita
Il Codice della strada parte da un presupposto chiaro: la contestazione immediata dell'infrazione è la regola. Solo su determinate categorie di strade, come autostrade, strade extraurbane principali e secondarie o strade urbane di scorrimento, è consentito inviare il verbale a casa. Questo perché fermare il veicolo in questi contesti creerebbe pericolo per la circolazione. Tuttavia, molti Comuni hanno installato autovelox su strade che sulla carta risultano classificate in queste categorie, ma che nei fatti non possiedono i requisiti strutturali previsti dalla legge. In particolare, il Decreto Ministeriale 5 novembre 2001, n. 6792 fissa le misure minime obbligatorie per la banchina: almeno un metro per le strade esistenti e un metro e mezzo per quelle di nuova realizzazione. Se queste dimensioni non sono rispettate, la strada perde la qualifica necessaria per ospitare un autovelox fisso.
La banchina come elemento decisivo per la legittimità della multa
La banchina non è un dettaglio secondario. Essa serve a garantire una sosta di emergenza in sicurezza e un minimo di protezione per i pedoni. Nel caso esaminato dalla Cassazione, una perizia tecnica aveva accertato che la banchina misurava appena sessanta centimetri, ulteriormente ridotta dalla presenza di un guard-rail. Secondo i giudici, una condizione del genere rende impossibile qualunque manovra di emergenza e certifica quindi l'illegittimità dell'autorizzazione prefettizia che aveva permesso l'installazione dell'autovelox. La Corte ha inoltre precisato che le dimensioni minime della banchina devono essere rispettate lungo l'intero tratto stradale, non solo nel breve segmento in cui è posizionato il dispositivo. Ciò significa che se la banchina è stretta solo in alcuni punti, ma l'autovelox è collocato in un tratto a norma, la multa potrebbe comunque essere contestata se la strada complessivamente non rispetta i requisiti.
Come impugnare la multa e ottenere l'annullamento
Chi ha ricevuto una multa da autovelox fisso e sospetta che la banchina della strada sia troppo stretta può agire per ottenere l'annullamento. È necessario raccogliere prove, ad esempio tramite una consulenza tecnica che misuri la larghezza effettiva della banchina nel tratto dove è avvenuta l'infrazione. La Cassazione ha chiarito che la nullità della multa deriva dalla violazione delle norme che disciplinano l'accertamento a distanza, e non dalla scarsa pericolosità della strada. Pertanto, anche se la strada è a scorrimento veloce, se la banchina è inadeguata, la multa è illegittima. Questa ordinanza rappresenta un importante strumento di difesa per gli automobilisti, che spesso pagano sanzioni senza sapere di poterle contestare. I giudici hanno ribadito che l'onere di dimostrare la regolarità dell'installazione spetta al Comune, non al cittadino. In pratica, se il Comune non prova che la banchina rispetta le misure minime, la multa va annullata.
L'ordinanza 23121/2026 si inserisce in un filone giurisprudenziale che tende a limitare gli abusi nella gestione degli autovelox. Molti enti locali hanno trasformato questi dispositivi in una fonte di entrate facili, installandoli in punti dove le condizioni stradali non sono adeguate. Ora, grazie a questa decisione, gli automobilisti hanno un'arma in più per difendersi. Se hai ricevuto una multa recente, verifica le caratteristiche della strada: potrebbe essere il primo passo per evitarne il pagamento.