Occuparsi della casa e della famiglia senza percepire uno stipendio non significa rinunciare a una pensione propria. Il legislatore italiano ha previsto tre strumenti distinti che permettono a chi svolge lavori di cura non retribuiti di costruirsi una copertura previdenziale, formativa e assicurativa. Non esiste un assegno unico chiamato bonus casalinghe, ma un sistema articolato che va conosciuto per non perdere opportunità concrete.
Perché non esiste un bonus unico per casalinghi e casalinghe
Il motivo è semplice: le esigenze di chi si occupa della famiglia sono diverse. C'è chi vuole rientrare nel mercato del lavoro e ha bisogno di riqualificarsi, chi svolge attività domestiche in modo abituale e necessita di una copertura contro gli infortuni, e chi intende costruirsi una posizione previdenziale per la vecchiaia. Per questo il nostro ordinamento ha scelto di intervenire su tre fronti separati. In Italia, una persona su tre in età da lavoro (tra 18 e 67 anni) risulta inattiva, e oltre il 30% di questi dichiara di restare fuori dal mercato per motivi personali, spesso legati alla cura della casa e dei familiari.
Assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici: obbligatoria e a costo zero per i redditi bassi
Chi svolge lavori domestici in modo esclusivo, abituale e gratuito, di età compresa tra 18 e 67 anni, è tenuto per legge a iscriversi all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici, istituita dalla legge 493/1999. Non è un'opzione, ma un obbligo. Per il 2026 il premio annuale è di appena 24 euro. Tuttavia, non tutti sono tenuti a pagarlo: chi possiede un reddito personale lordo entro 4.648,11 euro oppure un reddito familiare complessivo lordo entro 9.296,22 euro è esonerato, con il costo a carico dello Stato. L'iscrizione si effettua online tramite SPID, CIE o CNS, ed è anche il requisito indispensabile per accedere ai corsi di formazione riservati a questa categoria.
Fondo per la formazione: 3 milioni di euro l'anno per reinserirsi nel mondo del lavoro
Dal 2020 è attivo un fondo da 3 milioni di euro all'anno destinato a chi vuole tornare a lavorare. Le risorse finanziano percorsi di rafforzamento delle competenze digitali e professionali, con l'obiettivo di agevolare il reinserimento occupazionale. Possono accedervi le persone tra i 18 e i 67 anni, a condizione che siano regolarmente iscritte all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici. Si tratta di un'opportunità concreta per aggiornare il proprio profilo professionale e rimettersi in gioco.
Fondo di previdenza per lavori di cura: la strada verso la pensione a 57 anni
Lo strumento più innovativo è il Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti, istituito dal d.lgs. 565/1996. È una forma di previdenza volontaria, alimentata da versamenti diretti dell'interessato o di un familiare. Possono iscriversi uomini e donne di età compresa tra 16 e 65 anni, a patto che non siano già titolari di una pensione diretta e non svolgano un'attività lavorativa soggetta a obbligo contributivo (fa eccezione il part-time con orario o retribuzione insufficienti a raggiungere il minimale). Per il 2026 il versamento minimo è di 25,82 euro al mese, pari a 309,84 euro per un anno intero di contribuzione. Il diritto alla pensione si acquisisce con almeno 5 anni di versamenti, per un totale minimo di 1.549,20 euro. Raggiunta questa soglia, la pensione di vecchiaia può essere liquidata a partire dai 57 anni di età, se l'importo maturato è pari ad almeno 1,2 volte l'assegno sociale. In caso contrario, l'erogazione slitta al compimento dei 65 anni. Trattandosi di un sistema contributivo puro, l'importo finale dipende interamente da quanto versato: contributi più alti significano un assegno più sostanzioso.