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Fotovoltaico e tasse, il Fisco ora conosce i compensi Gse dei privati per l'energia immessa

Di Giacomo Cascio
Pannelli fotovoltaici su tetto di casa con sole e documento fiscale

Installare pannelli solari sul tetto di casa è una scelta che molti compiono per abbattere i costi in bolletta, ma pochi considerano che i compensi erogati dal Gestore dei servizi energetici (Gse) per l'energia immessa in rete possono avere implicazioni fiscali. Dal 2025, la comunicazione automatica di questi dati all'Agenzia delle Entrate rende il quadro più trasparente che mai. Comprendere quando questi proventi vanno dichiarati e quando restano esenti richiede di distinguere potenza, destinazione d'uso e meccanismo di remunerazione.

Autoconsumo domestico e impianti aziendali, la prima discriminante fiscale

La normativa fiscale guarda in primo luogo allo scopo dell'impianto. Gli impianti con potenza fino a 20 kW, installati principalmente per servire l'abitazione, sono considerati destinati all'autoconsumo domestico. In questo caso, l'energia eccedente può essere immessa in rete, generando compensi che solo parzialmente assumono rilevanza fiscale. Diverso è il caso di impianti utilizzati nell'ambito di un'attività economica, che non servono prevalentemente l'abitazione o che cedono integralmente l'energia prodotta. In queste ipotesi, il reddito è qualificato come reddito d'impresa, con l'obbligo di aprire una partita Iva, emettere fatture, tenere la contabilità e assoggettare i ricavi a Irpef o Ires, oltre a Irap e Iva.

Scambio sul posto, ritiro dedicato e conto energia, i tre meccanismi Gse

I compensi erogati dal Gse ai titolari di impianti domestici seguono tre meccanismi distinti. Lo scambio sul posto compensava l'energia immessa in rete nei momenti di sovrapproduzione con quella prelevata nei momenti di bisogno, ma la delibera Arera 78/2025/R/efr del 4 marzo 2025 ha bloccato questo meccanismo per i nuovi impianti, concedendo l'accesso solo a quelli entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025, con domanda presentata entro il 26 settembre 2025. Per i contratti esistenti, la delibera Arera 457/2024/R/efr ha stabilito che le convenzioni non sono rinnovabili oltre i 15 anni dalla prima sottoscrizione. Il meccanismo di riferimento oggi è il ritiro dedicato, con cui il Gse acquista direttamente l'energia immessa a prezzi di mercato o al prezzo minimo garantito, accreditando l'importo sul conto corrente. Il conto energia, invece, riguarda solo i vecchi impianti incentivati fino al 2013 e prevede una tariffa premiante per ogni kWh prodotto.

Le somme esenti da Irpef per gli impianti domestici

Per gli impianti domestici fino a 20 kW, il contributo in conto scambio e le vecchie tariffe del conto energia non sono tassati, perché il Fisco li considera un rimborso di costi già sostenuti per acquistare energia nei momenti di necessità, non un reddito. Questa esenzione è un punto fermo della normativa, ma è importante capire che riguarda solo queste specifiche voci.

I compensi imponibili, eccedenze e ritiro dedicato

Diverso è il trattamento delle somme che remunerano una vera cessione di energia. Rientrano in questa categoria la liquidazione delle eccedenze dello scambio sul posto, che scatta quando il valore dell'energia immessa supera quello dell'energia prelevata nell'anno, e i proventi del ritiro dedicato, che costituiscono una vendita di energia a tutti gli effetti anche per chi non esercita abitualmente un'attività commerciale. Per le persone fisiche che non agiscono nell'esercizio di un'impresa, questi proventi sono qualificati come redditi diversi da attività commerciali occasionali. Si sommano al reddito complessivo, insieme a stipendio o pensione, e vanno indicati nel quadro D del modello 730 oppure nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche, scontando le aliquote progressive Irpef.

La trasmissione automatica dei dati all'Agenzia delle Entrate

Un aspetto che rende più stringenti gli adempimenti è la tracciabilità di questi proventi. Il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 21 gennaio 2025 ha stabilito che il Gse trasmetta ogni anno all'Agenzia delle Entrate, ai fini della dichiarazione precompilata, i dati dei proventi erogati ai privati per la cessione dell'energia in eccesso. Gli importi dello scambio sul posto confluiscono in precompilata già dal 2025, con riferimento ai redditi 2024, mentre quelli del ritiro dedicato vi rientrano dal 2026, con riferimento ai redditi 2025. Tuttavia, il contribuente non può fare affidamento solo sui dati precompilati senza effettuare controlli. La responsabilità di verificare l'esattezza delle informazioni e di dichiarare correttamente i redditi resta a carico del titolare dell'impianto, che in caso di dubbi può recuperare l'estratto conto dei proventi Gse accedendo alla propria area riservata sul portale del Gestore.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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