Dal 12 luglio 2026 è operativo un decreto ministeriale che regolarizza migliaia di autovelox mai formalmente omologati, scatenando accesi dibattiti tra giuristi e automobilisti. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'11 luglio, mira a fermare la valanga di ricorsi che rischiava di travolgere i bilanci comunali, ma lascia aperti dubbi sulla legittimità delle multe già emesse.
Tre categorie per mettere ordine tra apparecchi approvati e omologati
Il decreto introduce una classificazione in tre fasce. La prima riguarda i dispositivi già elencati nell'allegato B del decreto ministeriale 282 del 13 giugno 2017: ottengono l'omologazione automatica, senza alcuna verifica aggiuntiva. La seconda comprende apparecchi autorizzati dallo stesso decreto ma non inclusi in quell'elenco: per loro serve dimostrare la corretta taratura attraverso test di laboratorio, con il Ministero obbligato a rispondere entro 60 giorni. La terza fascia, infine, copre gli strumenti più vecchi, approvati prima del 2017: i proprietari possono integrare la documentazione tecnica già depositata per richiedere l'omologazione dal principio.
I numeri della sanatoria: 3.150 dispositivi regolarizzati senza controlli
Secondo i dati ufficiali, su 4.060 autovelox censiti in Italia, ben 3.150 rientrano nella prima categoria, cioè quella sanata automaticamente. Ciò significa che oltre tre quarti degli apparecchi in uso vengono regolarizzati senza passare da alcun controllo sostanziale. Una scelta che solleva perplessità tra gli esperti: il decreto sembra sostituirsi retroattivamente a una procedura che per trent'anni è stata applicata in modo errato, facendo leva su una distinzione tra approvazione e omologazione che la Cassazione, con l'ordinanza n. 10505 del 2024, aveva invece chiarito essere netta.
Il nodo irrisolto delle multe già elevate prima del 12 luglio
Il punto più controverso resta il destino dei verbali emessi prima dell'entrata in vigore del decreto. Da un lato, i Comuni sostengono che la sanatoria retroagisca, salvando gli incassi. Dall'altro, molti legati ritengono che le multe basate su apparecchi non omologati al momento dell'infrazione vadano annullate d'ufficio. La giurisprudenza di legittimità ha sempre guardato con sfavore le finzioni giuridiche, e non è escluso che nuovi ricorsi arrivino fino in Cassazione. Per gli automobilisti che hanno ricevuto una multa da un autovelox non omologato, la strada resta aperta: impugnare il verbale entro 60 giorni dalla notifica, sostenendo la nullità per mancanza del requisito formale al momento dell'accertamento. Il decreto non cancella automaticamente le sanzioni passate, ma offre un argomento in più per contestarle.