Malattia in ferie recupero giorni e ritardo avviso · Risoluto
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Il lavoratore che si ammala in ferie può recuperare i giorni ma il ritardo nell'avviso all'azienda li fa perdere

Di Giacomo Cascio
Lavoratore con termometro e valigia davanti a calendario ferie, illustrazione del diritto a recuperare le ferie perse per malattia

Chi ha programmato le ferie con settimane di anticipo e si ritrova a letto con la febbre proprio alla vigilia della partenza si chiede se quei giorni di riposo siano perduti per sempre. La risposta arriva dal combinato disposto dell'articolo 36 della Costituzione e dell'articolo 2109 del codice civile, norme che proteggono il diritto a un periodo annuale di riposo retribuito e ne disciplinano le modalità concrete. Le ferie non sono un semplice premio, ma uno strumento per recuperare le energie psico-fisiche consumate dall'attività lavorativa.

La Corte Costituzionale ha stabilito il principio della sospensione

Proprio da questa funzione di recupero è partita la Corte Costituzionale per elaborare un principio fondamentale. Con le sentenze n. 616 del 1987 e n. 297 del 1990 i giudici hanno affermato che quando uno stato di malattia impedisce concretamente il riposo, il periodo feriale perde la sua ragione d'essere e può essere sospeso. In altre parole la febbre o un malanno grave non cancellano le vacanze, ma ne spostano semplicemente la fruizione. Il diritto al riposo rimane integro e il dipendente potrà goderne in un momento successivo, quando le condizioni di salute lo permettono.

Non ogni malessere giustifica lo stop ai riposi

Non tutte le patologie però danno diritto alla sospensione delle ferie. I giudici richiedono una condizione certificata da un medico e la cui entità sia realmente incompatibile con il riposo. Ciò che pesa davvero è la serietà della malattia e la durata del suo condizionamento sulla persona. Un semplice mal di testa passeggero o un lieve raffreddore difficilmente bastano a giustificare l'interruzione del periodo feriale. Il certificato medico deve quindi descrivere una patologia che impedisca in modo oggettivo il recupero delle energie, non un semplice fastidio.

La comunicazione all'azienda va fatta senza indugio

Quando la malattia è tale da impedire il godimento delle ferie, il lavoratore deve attivarsi rapidamente. Il primo passo è informare l'azienda senza ritardo, seguendo le regole del contratto collettivo o le procedure interne, e indicando il domicilio dove potrà essere eventualmente sottoposto a visita fiscale. Successivamente il medico curante deve accertare la patologia e inviare il certificato telematico all'INPS, verificando che la prognosi sia coerente e che i dati anagrafici e di reperibilità siano corretti. Spetta poi al dipendente comunicare all'azienda il numero di protocollo del certificato, così da rendere ufficiale la comunicazione.

Il ritardo nella comunicazione fa scattare il conteggio delle ferie

Proprio su questo passaggio molti lavoratori commettono un errore che può costare caro. La Cassazione con la sentenza n. 8016 del 2016 ha stabilito che non conta la data scritta dal medico sul certificato, bensì il momento in cui il datore di lavoro viene a conoscenza della malattia. È da quell'istante che i giorni di ferie smettono di essere conteggiati come tali. Se il dipendente tarda ad avvisare l'azienda, rischia di vedersi calcolare come ferie regolarmente godute anche le giornate in cui di fatto era già malato. La comunicazione tempestiva diventa quindi l'elemento decisivo per non perdere i giorni di riposo.

Malessere all'estero ecco come gestire i documenti

Le difficoltà aumentano quando l'imprevisto capita durante un viaggio fuori dall'Italia. In questo caso occorre avvisare subito il datore di lavoro e contestualmente farsi visitare da un medico del posto. La gestione della documentazione varia a seconda dello Stato in cui ci si trova. All'interno dell'Unione Europea o nei Paesi legati all'Italia da convenzioni di sicurezza sociale, i certificati sanitari locali seguono canali di riconoscimento già previsti. Fuori da questo perimetro diventa spesso necessario far tradurre e autenticare i documenti oppure ottenere una convalida dal consolato o dall'ambasciata italiana competente. È consigliabile raccogliere ogni riscontro utile, dalla e-mail di invio del certificato alla ricevuta della visita medica. Spesso, inoltre, il certificato viene compilato in modo incompleto, senza indicazione della prognosi o con dati anagrafici imprecisi. Questo dettaglio può bastare a mettere in discussione l'intera sospensione.

I giorni sospesi si recuperano con un accordo con l'azienda

I giorni di ferie non goduti a causa della malattia non sono persi, ma vanno fruiti successivamente. Non esiste un diritto automatico a prolungare le vacanze immediatamente dopo la guarigione, perché serve un accordo con l'azienda che deve bilanciare le proprie esigenze organizzative con il diritto del dipendente a recuperare quanto perso. Se le ferie erano state programmate durante un periodo di chiusura collettiva dell'azienda, si aspetta la prima finestra utile successiva nell'anno. Se invece si tratta di un piano ferie individuale, lavoratore e datore hanno più margine per concordare subito un prolungamento o nuove date. In ogni caso, la trasparenza e la documentazione sono le armi migliori per tutelare il proprio diritto.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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