Riduzione assegno mantenimento per casa coniugale · Risoluto
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Mantenimento figli, la Cassazione chiarisce che vivere gratis nella casa coniugale riduce l'assegno

Di Giacomo Cascio
Giudice con bilancia e martelletto davanti a una casa di famiglia, simbolo della decisione legale sul mantenimento figli

Quando una coppia si separa, la decisione su chi resta nella casa coniugale non è mai solo una questione di mura e ricordi. È una scelta che pesa sul bilancio di entrambi i genitori e, di conseguenza, sull'importo dell'assegno di mantenimento per i figli. Chi continua ad abitare nell'ex dimora familiare senza pagare un affitto, di fatto, incassa un vantaggio economico che i giudici devono sempre considerare. Lo ha ribadito con forza la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 12140, depositata il 30 aprile 2026, che ha stabilito un principio destinato a fare giurisprudenza. Vivere gratis nella casa che era della famiglia pesa sul conto di chi ne beneficia, e questo peso va calcolato anche quando i figli trascorrono lo stesso tempo con ciascun genitore.

Il caso partito da Vicenza e arrivato fino a Roma

La vicenda nasce da una separazione tra due genitori affidatari condivisi di un figlio adolescente. Il Tribunale di Vicenza aveva collocato il minore presso la madre e stabilito che il padre dovesse versare un contributo mensile di 450 euro. La madre, però, non si era accontentata e aveva impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello di Venezia. I giudici veneziani le avevano dato ragione solo in parte, portando l'assegno a 700 euro al mese, rivalutabile secondo gli indici Istat, più un ulteriore 50% per le spese straordinarie. La motivazione si basava su due elementi, la crescita delle esigenze di un ragazzo che sta diventando adolescente e il fatto che il reddito del padre fosse quasi doppio rispetto a quello della madre. Quello che mancava, però, era qualsiasi considerazione sul valore della casa coniugale, rimasta nella disponibilità della madre. Il padre, allora, aveva deciso di rivolgersi alla Cassazione.

Perché la casa vale come un reddito aggiuntivo

L'articolo 337 sexies del Codice Civile è chiaro. L'assegnazione della casa familiare comporta un beneficio valutabile in termini economici, non un semplice diritto di abitazione. Chi vive gratis in un immobile che altrimenti dovrebbe affittare o comprare, di fatto, incassa un contributo al proprio bilancio pari al canone che non paga più. La Cassazione ha richiamato la propria giurisprudenza consolidata, citando in particolare la sentenza n. 25420 del 2015, secondo cui quel risparmio va sommato alle altre risorse del genitore collocatario quando si stabilisce quanto l'altro genitore deve contribuire in denaro. In pratica, la casa non è solo un tetto sulla testa, ma una vera e propria componente del reddito disponibile.

I criteri fissati dal Codice Civile per il mantenimento

Gli articoli 316 bis, 337 ter e 337 sexies del Codice Civile lasciano poco spazio alla discrezionalità del giudice. Per determinare l'assegno di mantenimento, bisogna considerare i bisogni concreti del figlio, il tenore di vita a cui era abituato durante la convivenza, le disponibilità economiche di entrambi i genitori, il costo del lavoro di cura svolto in casa e, non da ultimo, il possesso di immobili o diritti di abitazione, come appunto quello sulla casa familiare. Se un genitore guadagna di più ma l'altro vive senza pagare affitto, il conto finale deve riflettere entrambe le situazioni. Ignorare uno di questi elementi significa non applicare correttamente la legge.

Quando i tempi sono paritari, la casa pesa ancora di più

Il punto più delicato riguarda i casi, sempre più frequenti, in cui il figlio trascorre lo stesso tempo con entrambi i genitori. Si potrebbe pensare che, in una situazione di parità, la casa non faccia più differenza. La Cassazione smentisce questa lettura. Anche con tempi identici, il valore economico dell'assegnazione resta rilevante, perché uno dei due genitori continua a beneficiare di un'abitazione senza costi, mentre l'altro deve provvedere da sé a un nuovo alloggio. Nel caso specifico, la Corte d'Appello di Venezia aveva completamente ignorato che la madre viveva senza costi di locazione nell'ex casa coniugale. Il padre, con un reddito doppio rispetto all'ex moglie ma anche con il costo di una propria abitazione, si trovava in una condizione patrimoniale molto diversa da quella descritta nella sentenza. Le percentuali di tempo con il figlio erano simili, ma le situazioni economiche no.

Le conseguenze pratiche per chi affronta una separazione

La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello proprio su questo punto e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Venezia, che dovrà riesaminare la questione con una diversa composizione. Stavolta, i giudici dovranno motivare in modo esplicito in che modo il valore della casa assegnata incide sulla cifra finale dell'assegno. Ogni provvedimento sul mantenimento dei figli, d'ora in poi, dovrà dare conto di come il godimento dell'abitazione pesa nel calcolo. In caso contrario, si rischia di scaricare su un solo genitore un peso che non riflette la realtà delle risorse. Per chi sta affrontando una separazione, questa ordinanza rappresenta un punto di riferimento importante. Sapere che il valore della casa viene finalmente considerato in modo sistematico può fare la differenza nella contrattazione tra le parti e nelle decisioni dei tribunali. La giurisprudenza, così, diventa più giusta e più aderente alla vita quotidiana delle famiglie separate.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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