La gestione della raccolta differenziata in condominio è spesso fonte di tensioni tra i residenti. Quando un sacchetto viene gettato nel contenitore sbagliato o viene abbandonato fuori dagli orari consentiti, le conseguenze possono ricadere su tutti i condomini, anche su chi ha sempre rispettato le regole. Il Comune, infatti, tende a notificare la sanzione all'intero condominio, poiché identificare il singolo responsabile è quasi impossibile senza sistemi di controllo adeguati. Questa situazione, nota come responsabilità solidale, è disciplinata dal Codice dell'ambiente (d.lgs. 152/2006) e dai regolamenti comunali in materia di rifiuti urbani.
La responsabilità solidale nasce dall'impossibilità di individuare il trasgressore
Quando un carico di rifiuti viene trovato conferito in modo irregolare, gli ispettori comunali non possono risalire al singolo autore. Di conseguenza, la sanzione viene intestata al condominio come ente collettivo. Questo meccanismo, purtroppo, penalizza i condomini virtuosi che si trovano a dover pagare per gli errori altrui. L'articolo 192 del d.lgs. 152/2006 vieta l'abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti e prevede sanzioni che possono andare da 300 a 3.000 euro per i trasgressori. Tuttavia, in condominio, la multa è spesso ripartita tra tutti i proprietari in base ai millesimi.
L'amministratore ha il dovere di vigilare e può attivare misure preventive
L'amministratore di condominio, ai sensi dell'articolo 1130 del Codice Civile, deve occuparsi della conservazione delle parti comuni e della vigilanza sul rispetto dei regolamenti condominiali. Questo include anche la gestione dei rifiuti. Se il regolamento condominiale contiene norme specifiche sulla raccolta differenziata, l'amministratore può applicare sanzioni interne ai condomini che violano le regole. Per esempio, può addebitare il costo della multa comunale al singolo responsabile se riesce a identificarlo. Per facilitare questa identificazione, molti condomini stanno installando sistemi di videosorveglianza nelle aree di conferimento.
La videosorveglianza è legittima ma deve rispettare il GDPR
L'installazione di telecamere nelle aree comuni condominiali è consentita a patto che vengano rispettate le norme del Regolamento UE 679/2016 (GDPR). È necessaria una delibera assembleare approvata con le maggioranze previste, la redazione di un'informativa privacy e l'affissione di cartelli che avvisano della presenza del sistema. Le immagini possono essere utilizzate solo per scopi legittimi, come l'identificazione di chi conferisce rifiuti in modo irregolare, e devono essere conservate per un tempo limitato. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha ribadito che la videosorveglianza deve essere proporzionata e non invasiva.
Organizzare gli spazi e comunicare le regole riduce gli errori involontari
Un'area rifiuti ben strutturata, con contenitori chiaramente etichettati e posizionati in modo accessibile, aiuta a diminuire gli errori. L'amministratore dovrebbe aggiornare periodicamente i residenti sulle modalità di raccolta del Comune, magari tramite circolari o bacheche. Anche la scelta di orari di conferimento flessibili e la predisposizione di bidoni con aperture elettroniche possono contribuire a una migliore gestione. In definitiva, prevenire le sanzioni è possibile con una combinazione di educazione, organizzazione e, se necessario, controllo video nel rispetto della privacy.