Pensione anticipata, riscatto contributi entro il 2026 · Risoluto
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Pensione anticipata, riscatto contributi entro il 2026 per evitare l'aumento dei requisiti dal 2027

Di Giacomo Cascio
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Riscatto contributi entro il 2026 per pensione anticipata prima dell'aumento requisiti dal 2027

Il riscatto dei contributi rappresenta uno strumento decisivo per chi intende rafforzare la propria posizione previdenziale o avvicinarsi al traguardo della pensione anticipata. Nel 2026 questa opportunità assume un rilievo particolare perché dal 1° gennaio 2027 scattano nuovi requisiti contributivi più stringenti. L'INPS ha confermato che, per effetto dell'adeguamento alla speranza di vita, il requisito contributivo per la pensione anticipata ordinaria aumenterà di un mese. Nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 2027 la soglia salirà a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 è previsto un ulteriore incremento, fino a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Questo scenario rende il 2026 un anno cruciale per chi ha ancora da uno a quattro anni di contribuzione da recuperare e vuole raggiungere il requisito prima che diventi più difficile.

Riscatto ordinario e agevolato, due strade con costi diversi

Il riscatto può essere effettuato secondo il criterio ordinario oppure attraverso il riscatto agevolato. La differenza principale riguarda il metodo di determinazione dell'onere da versare e, di conseguenza, il costo complessivo dell'operazione. Il riscatto agevolato consente, nelle fattispecie in cui è ammesso, di calcolare il costo sulla base di un parametro contributivo prestabilito, rendendo l'onere generalmente più prevedibile e, in molti casi, inferiore rispetto al sistema ordinario. Il riscatto ordinario, invece, determina il costo secondo i criteri ordinariamente previsti dalla normativa e può comportare un esborso significativamente più elevato, soprattutto per chi percepisce una retribuzione alta. La scelta tra le due modalità non può basarsi solo sul prezzo da pagare. Occorre valutare anche l'effetto sulla futura pensione, il beneficio fiscale, il numero di anni da riscattare e la possibilità di utilizzare la contribuzione riscattata per raggiungere prima il requisito della pensione anticipata.

La rendita vitalizia per i contributi omessi dal datore di lavoro

Un altro strumento utile è la rendita vitalizia. Il lavoratore che abbia periodi di contribuzione obbligatoria non versati dal datore di lavoro può versarli all'INPS, anche dopo la prescrizione, per chiedere la costituzione della rendita vitalizia relativamente a quei periodi. Lo ha chiarito l'INPS con la circolare n. 48 del 24 febbraio 2025, che ha illustrato le ultime modifiche alla disciplina della rendita vitalizia contemplata dall'articolo 13 della legge n. 1338 del 1962, avvenute tramite l'articolo 30 della legge n. 203 del 2024, il cosiddetto Collegato Lavoro. In particolare, l'articolo 13 della legge n. 1338/1962 prevede che, ferme restando le disposizioni penali, il datore di lavoro che abbia omesso di versare contributi per l'assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti e che non possa più versarli per sopravvenuta prescrizione, può chiedere all'INPS di costituire una rendita vitalizia reversibile, pari alla pensione o quota di pensione che spetterebbe al lavoratore dipendente in relazione ai contributi omessi.

Chi può attivare la rendita vitalizia e con quali prove

La costituzione di rendita vitalizia è quindi lo strumento per rimediare all'inadempimento datoriale dell'obbligazione contributiva e ai danni che ne siano potuti derivare al lavoratore. Essa consente, previa esibizione di prove rigorose, di versare un onere a copertura dei periodi di lavoro la cui contribuzione sia stata omessa e che non sia recuperabile per il decorso dei termini di prescrizione. Ma questo strumento può essere attivato solo dal datore di lavoro? No. Come chiarito dall'Istituto previdenziale, la costituzione della rendita vitalizia potrà essere richiesta dal datore di lavoro che ha omesso il versamento dei contributi e intende in tal modo procedere al pagamento degli stessi rimediando al danno causato al dipendente. Potrà essere richiesta anche dal lavoratore stesso, con onere interamente a proprio carico, in sostituzione del datore di lavoro, sia nel caso in cui presti ancora attività lavorativa, sia nel caso in cui abbia già ottenuto la pensione. Infine, la richiesta può essere avanzata dai superstiti del lavoratore.

Perché il 2026 è l'anno giusto per valutare il riscatto

Il tema assume particolare rilievo proprio nel 2026, anche alla luce dell'incremento dei requisiti contributivi previsto dal 2027. Si pensi, ad esempio, a un lavoratore che abbia accumulato 41 anni e 10 mesi di contributi e disponga di un anno di laurea riscattabile. Con il riscatto, potrebbe raggiungere il requisito dei 42 anni e 10 mesi entro il 2026 e accedere alla pensione anticipata senza attendere l'aumento del 2027. Per approfondire le novità normative e le implicazioni pratiche, è possibile consultare la notizia giuridica completa. In sintesi, chi ha periodi riscattabili non dovrebbe rimandare la decisione. Il riscatto contributivo, nelle sue varie forme, offre l'opportunità di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro e di mettere al riparo la propria posizione previdenziale dagli aumenti futuri.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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