La mobilitazione del Comitato Trasporto Siciliano coinvolge diverse aree dell’Isola.
Al centro della protesta il costo del carburante, diventato sempre più difficile da sostenere per le imprese.
A Gela gli autotrasportatori si uniscono agli agricoltori.
Polemiche per l’esclusione dal confronto con il ministro Salvini.
La crescita dei prezzi del gasolio spinge gli autotrasportatori siciliani alla mobilitazione.
La protesta è entrata nel vivo con il fermo dei mezzi pesanti nei porti, nei piazzali delle aziende e in diversi punti della rete stradale dell’Isola.
Una situazione che rischia di avere ripercussioni sulle attività di trasporto delle merci e sulle operazioni portuali.
A promuovere l’iniziativa sono le imprese che aderiscono al Comitato Trasporto Siciliano, impegnate a richiamare l’attenzione sulle difficoltà economiche del comparto. Il rincaro dei carburanti, infatti, incide pesantemente sui bilanci aziendali, riducendo i margini di guadagno e mettendo a rischio la continuità del lavoro.
Non tutte le aziende hanno scelto di partecipare alla mobilitazione.
Fuori dalla protesta sono rimaste quelle legate a Confindustria Catania, che in precedenza avevano comunicato l’intenzione di sospendere le attività dal 16 al 22 ottobre.
Il Comitato Trasporto Siciliano contesta l’esclusione dal tavolo con Salvini
Tra i punti più controversi della vicenda c’è il mancato coinvolgimento dei rappresentanti della protesta nell’interlocuzione istituzionale con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
Salvatore Bella, coordinatore del Comitato Trasporto Siciliano, ha rivendicato l’ampia adesione delle imprese alla mobilitazione, annunciando anche una conferenza stampa per spiegare le ragioni dell’iniziativa.
Bella ha inoltre criticato la scelta di dare spazio alle organizzazioni che non hanno proclamato il fermo, lasciando fuori dal confronto quelle che stanno partecipando direttamente alla protesta.
Secondo il coordinatore, questa decisione impedirebbe alle aziende più esposte alle conseguenze del caro carburanti di rappresentare nelle sedi istituzionali le proprie difficoltà e di avanzare le richieste necessarie per affrontare l’emergenza.
A Gela camion e tir al fianco degli agricoltori
La mobilitazione interessa anche Gela, dove decine di mezzi pesanti hanno raggiunto, già dalla notte, il presidio degli agricoltori che protestano contro l’aumento dei costi energetici.
I camion sono stati schierati nei pressi di una rotatoria che rappresenta uno degli accessi alla città, dando vita a una manifestazione che accomuna due settori produttivi alle prese con problemi economici sempre più rilevanti.
Autotrasportatori e agricoltori denunciano infatti l’impatto dei rincari sui costi di esercizio delle rispettive attività.
Per entrambi, il prezzo del carburante rappresenta una spesa essenziale, difficilmente comprimibile senza compromettere il funzionamento delle imprese.
Le cifre riportate dagli operatori del settore delineano un quadro particolarmente critico: per un camion che percorre circa 100 mila chilometri in un anno, l’incremento della spesa per il carburante può raggiungere gli 8 mila euro. Il gasolio avrebbe inoltre superato la soglia dei 2,16 euro al litro, con un rincaro di circa 35 centesimi rispetto a febbraio.
Trattori sulla statale Gela-Catania
La protesta ha coinvolto anche il comparto agricolo, con una nuova iniziativa organizzata nel corso della mattinata.
Un gruppo di trattori e altri mezzi agricoli ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania, riportando l’attenzione sulle difficoltà delle aziende agricole alle prese con l’aumento delle spese per l’energia e il carburante.
La presenza congiunta di agricoltori e autotrasportatori evidenzia una preoccupazione condivisa: l’aumento dei costi di produzione e di trasporto rischia di compromettere la redditività delle attività e di rendere sempre più difficile proseguire il lavoro alle condizioni attuali.
La richiesta che emerge dalla mobilitazione è quella di interventi capaci di alleggerire il peso economico del gasolio e di aprire un confronto concreto con le istituzioni.
Intanto, in Sicilia, il fermo dei mezzi pesanti e le iniziative di protesta mantengono alta l’attenzione su una questione che coinvolge direttamente il sistema produttivo regionale, dalla movimentazione delle merci alle attività agricole.