Venice Immersive 10 anni: mostra Lazzaretto Vecchio e smart glasses · Risoluto
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Venice Immersive festeggia dieci anni sull'isola del Lazzaretto Vecchio con 68 opere da 26 Paesi

Di ItalPress
Vista dell'isola del Lazzaretto Vecchio a Venezia con installazioni immersive della Biennale 2025

Dal 1° al 12 settembre l'isola del Lazzaretto Vecchio a Venezia ospiterà la decima edizione di Venice Immersive, la sezione della Biennale dedicata alla realtà virtuale e alle esperienze immersive. In contemporanea con la Mostra del Cinema, la più antica rassegna cinematografica del mondo, questo laboratorio creativo celebra un decennio di innovazione, esplorando il confine tra tecnologia e narrazione. Nata nel 2016 come uno dei primi spazi dedicati alla Virtual Reality in un festival cinematografico, Venice Immersive ha contribuito a definire un linguaggio artistico che oggi coinvolge 68 opere provenienti da 26 Paesi, tra XR, mondi virtuali, installazioni multisensoriali e nuove esperienze progettate per gli smart glasses.

La nascita di un laboratorio unico al mondo

Quando la realtà virtuale era ancora considerata un linguaggio marginale, Michel Reilhac e Liz Rosenthal raccolsero la sfida lanciata dal direttore artistico Alberto Barbera: creare uno spazio dove cinema, performance, musica e gaming potessero fondersi. Più che curatori, divennero cartografi di un continente senza mappe, contribuendo a definire un rituale espositivo e a costruire una comunità internazionale attorno a una forma d'arte in evoluzione. Oggi, dopo dieci anni, Venice Immersive è riconosciuta come la più importante piattaforma mondiale per la ricerca immersiva, un luogo dove le arti del XXI secolo convergono verso nuove forme di presenza e partecipazione.

La next wave dell'immersivo tra smart glasses e artisti globali

La decima edizione segna il passaggio dalla realtà virtuale come esperienza separata alla realtà aumentata come estensione quotidiana. Secondo Reilhac, il settore sta entrando in una nuova fase: gli smart glasses permettono di portare l'immersivo fuori dagli spazi separati e dentro la vita di tutti i giorni. Tra i protagonisti spiccano nomi come Andy Serkis, autore di Nevatars con le voci di Daisy Ridley e Kathleen Turner; Margot Robbie, voce narrante di Galapagos: The Last Eden; e A.R. Rahman, il compositore indiano due volte premio Oscar per Slumdog Millionaire, con un seguito su Spotify quasi doppio rispetto a Beyoncé. Per Liz Rosenthal, il cuore della trasformazione è la contaminazione tra discipline: performer, musicisti, registi, game designer e artisti nativi delle esperienze spaziali si incontrano in un ecosistema dove i confini tra industrie culturali diventano fluidi.

Dieci anni di evoluzione dall'isola di quarantena al centro della Biennale

La storia di Venice Immersive inizia nel 2016, quando la Mostra del Cinema di Venezia fu tra i primi festival al mondo a riconoscere il potenziale della VR, creando un VR Theatre che suscitò grande interesse mediatico. Durante la pandemia, la sezione si trasferì online con Venice VR Expanded, trasformando una necessità in un modello di accesso internazionale. Ma il luogo simbolo rimane il Lazzaretto Vecchio, un'antica isola di quarantena che diventa la soglia di un nuovo rapporto tra corpo e immagine. Come spiegato da Reilhac, in questo decennio la tecnologia non è più la fascinazione principale: viene utilizzata per esprimere emozioni e idee profondamente umane. Rosenthal conclude che forse verranno ricordati per aver accompagnato un momento in cui le forme d'arte hanno iniziato a fondersi, non per la tecnologia in sé, ma per la capacità di creare nuovi modi di raccontare e partecipare. Dieci anni dopo, Venice Immersive non si chiede più se l'immersivo sostituirà il cinema, ma quali nuove forme di racconto diventano possibili quando l'immagine diventa uno spazio da vivere.

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Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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