L'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rotto il silenzio davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid, con un intervento durato cinque ore e costellato da accuse pesanti nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e da una nuova segnalazione alla Procura di Roma su una presunta fornitura di mascherine non filtranti per cento milioni di euro. Il leader del Movimento 5 Stelle ha parlato in apertura di audizione con tono solenne, assumendosi ogni responsabilità giuridica e politica delle proprie dichiarazioni.
Conte ha subito chiarito di non essersi mai sottratto al confronto istituzionale e ha definito la Commissione come un "plotone di esecuzione" nei suoi confronti, aggiungendo che la sua istituzione è servita a creare una "gabbia di protezione" per gli amministratori locali vicini alla maggioranza. Il riferimento alla premier è esplicito quando afferma che Meloni sarebbe la "regista" degli attacchi politici e mediatici orchestrati ai suoi danni, attraverso un circuito di stampa e televisioni "amiche" che gettano fango da tempo.
Un verbale anonimo su mascherine contraffatte finisce alla Procura di Roma
Nel corso dell'audizione, Conte ha rivelato di aver consegnato alla Procura di Roma un documento anonimo ricevuto in forma anonima ma che ritiene meritevole di approfondimento. Si tratta di un verbale di dieci pagine, redatto il 14 aprile 2022, relativo alla consegna di mascherine da parte della società JC Electronics Italia SRL. Secondo Conte, il documento descrive colli depositati in un magazzino che non avrebbero la necessaria efficacia filtrante e che sarebbero accompagnati da una documentazione contraffatta. Il sospetto è che per queste forniture siano stati pagati cento milioni di euro dallo Stato a una società privata, una cifra "ragguardevole" che meriterebbe ogni accertamento. L'ex premier ha precisato che non è escluso che l'ordine di pagamento non sia stato ancora eseguito e ha auspicato che si faccia piena luce sull'operazione, sottolineando la necessità di tutelare l'interesse pubblico.
L'ex premier rivendica i risultati del suo governo e respinge le accuse di inerzia
Conte ha poi difeso con forza l'operato del suo esecutivo durante la pandemia, ricordando che nel solo 2020 sono stati salvati 330mila posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti, una misura che altri paesi non hanno avuto il coraggio di adottare. Ha inoltre rivendicato la scelta di dichiarare lo stato di emergenza, definito necessario e non liberticida, e ha criticato il piano pandemico del 2006, giudicato inadeguato per un virus sconosciuto come il Covid. Sul fronte delle restrizioni, Conte ha respinto ogni ipotesi di condotta illecita, dichiarando di essere uscito a testa alta da tutte le indagini e di non aver mai delegittimato i magistrati, a differenza di quanto accaduto in altri casi.
La memoria critica verso Meloni e il confronto con Berlusconi
Il presidente del M5S non ha risparmiato critiche alla premier, sottolineando come durante la pandemia Meloni preferisse attaccarlo in televisione piuttosto che proporre soluzioni concrete. Al contrario, ha riconosciuto il comportamento costruttivo di Silvio Berlusconi, con cui si confrontava telefonicamente e che mostrava priorità chiare sulla salvezza del paese. Conte ha concluso il suo intervento ribadendo di avere la coscienza pulita e di aver agito con disciplina e onore, lanciando un monito a non confondere i veri patrioti con gli speculatori di una tragedia nazionale.