Madre può mandare via figlio autonomo da casa ereditata · Risoluto
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Eredità e casa di famiglia, la madre superstite può allontanare il figlio autonomo anche se comproprietario

Di Giacomo Cascio
Madre anziana davanti alla casa di famiglia con figlio maggiorenne

Quando muore il padre, la casa di famiglia non diventa automaticamente un bene da dividere in parti uguali tra madre e figli. Spesso chi resta, specialmente la madre, si trova a dover convivere con un figlio maggiorenne che considera la propria quota di proprietà un lasciapassare per restare nell'abitazione senza limiti, magari senza contribuire alle spese. La legge, però, offre al coniuge superstite una tutela specifica che in molti casi consente di ottenere l'allontanamento del figlio, anche quando quest'ultimo è formalmente comproprietario dell'immobile.

Il diritto di abitazione della madre prevale sulla quota del figlio

Il codice civile, all'articolo 540, attribuisce al coniuge superstite il diritto reale di abitazione sulla casa che era adibita a residenza familiare. Questo diritto sorge automaticamente al momento del decesso dell'altro coniuge, senza bisogno di alcuna formalità o atto notarile. Non si tratta di una semplice facoltà, ma di un diritto reale che si configura come più forte rispetto alla nuda quota di proprietà spettante agli altri eredi. In pratica, la madre può continuare ad abitare l'intera casa in modo esclusivo, anche se il figlio possiede una percentuale dell'immobile. Questo vincolo rimane valido per tutta la vita della madre, finché lei sceglie di risiedere lì, e il figlio è tenuto a rispettarlo indipendentemente dalla sua quota ereditaria.

Quando il figlio può essere allontanato dalla casa di famiglia

Il Tribunale di Taranto, con la sentenza numero 2577 del 2013, ha chiarito un aspetto fondamentale. Se il figlio è economicamente autonomo, cioè ha un lavoro stabile e non dipende economicamente dalla madre, quest'ultima può legittimamente chiedere il suo allontanamento dall'abitazione. La situazione cambia se il figlio è ancora studente o non ha mezzi di sostentamento, perché in quel caso scattano gli obblighi di mantenimento e assistenza che derivano dai doveri di solidarietà familiare. L'autonomia economica rappresenta quindi lo spartiacque decisivo. Un reddito stabile, anche se non elevato, un contratto di lavoro duraturo e l'assenza di condizioni di salute che richiedano assistenza continua sono gli elementi che i giudici valutano per stabilire se la permanenza del figlio in casa sia un obbligo per la madre o solo una sua tolleranza.

La convivenza prolungata non crea diritti acquisiti

Molti figli credono che gli anni trascorsi sotto lo stesso tetto creino automaticamente un diritto a restarci. La giurisprudenza smentisce questa convinzione. La permanenza del figlio viene qualificata come una detenzione precaria, simile a quella di un comodatario, cioè di chi usufruisce di un prestito d'uso gratuito che può essere revocato in qualsiasi momento. Non si matura alcuna usucapione né alcun diritto consolidato col passare del tempo. Quando la madre revoca il suo consenso alla convivenza, il figlio diventa a tutti gli effetti un occupante senza titolo e può essere allontanato.

La divisione dell'eredità non scavalca il diritto della madre

Se il figlio si sente danneggiato perché non può godere della sua quota, può comunque agire per lo scioglimento della comunione ereditaria, come previsto dall'articolo 1111 del codice civile, chiedendo che gli venga liquidato in denaro il valore della sua parte. Ma attenzione, questa strada non gli permette di costringere la madre a lasciare la casa. Qualsiasi divisione o vendita dell'immobile deve fare salvo il diritto di abitazione della madre, che continua a gravare sull'immobile anche se questo viene venduto a terzi. La quota del figlio verrà calcolata tenendo conto che il valore dell'immobile è ridotto proprio dalla presenza di questo vincolo. In sostanza, il figlio può ottenere il valore economico della propria parte, ma non può obbligare la madre ad abbandonare la casa in cui ha il diritto di vivere fino alla fine dei suoi giorni. Questo equilibrio tra diritti successori e tutela del coniuge superstite rappresenta un principio fondamentale del diritto italiano, volto a garantire la continuità della vita familiare anche dopo un lutto.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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