Sospensione avvocato per mancato pagamento segretaria · Risoluto
10

Avvocato non paga la segretaria per 21 mesi, Cassazione conferma la sospensione di otto mesi

Di Giacomo Cascio
Toga, martelletto e bilancia della giustizia su una scrivania con documenti legali

Un avvocato bolognese dovrà restare fermo per otto mesi. La Cassazione, con l'ordinanza n. 24805 del 2026, ha confermato la sospensione dall'esercizio della professione inflitta per aver lasciato la propria segretaria senza stipendio per ben 21 mensilità consecutive, dal dicembre 2017 al settembre 2019. Il professionista aveva sottoscritto accordi per saldare il debito, ma non li aveva mai rispettati, arrivando perfino a inviare alla lavoratrice ricevute di bonifici mai accreditati. Una condotta giudicata grave e dolosa, tale da ledere l'immagine dell'intera categoria forense.

Una vicenda di inadempienze reiterate e accordi sistematicamente disattesi

La vicenda ha origine dal rapporto di lavoro tra l'avvocato e una segretaria del suo studio. Dopo essere subentrato nella gestione dello studio paterno, il legale non ha provveduto al pagamento degli stipendi, accumulando un debito significativo. Per cercare di risolvere la situazione, erano stati stipulati diversi accordi, tra cui una scrittura privata nel dicembre 2018, un verbale di conciliazione presso l'Ispettorato del lavoro nel luglio 2019 e un ulteriore accordo nel giugno 2023 davanti all'Ordine degli avvocati locale. Tuttavia, nessuno di questi impegni è stato onorato. La situazione è apparsa ancora più grave quando è emerso che l'avvocato aveva inviato alla dipendente contabili bancarie relative a bonifici che, in realtà, non risultavano accreditati sul suo conto, aggravando ulteriormente il quadro disciplinare a suo carico.

Il Consiglio di disciplina e il Cnf avevano già optato per la sospensione

Il Consiglio distrettuale di disciplina di Bologna aveva inizialmente inflitto la sanzione della sospensione per otto mesi, ravvisando una pluralità di elementi aggravanti. La lunga durata della mancata corresponsione degli stipendi, la reiterazione degli inadempimenti, il mancato rispetto degli accordi sottoscritti e la natura dolosa della condotta hanno portato i giudici disciplinari a ritenere particolarmente grave il comportamento del professionista. Anche il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 372 del 2025, aveva confermato tale decisione, sottolineando il pregiudizio arrecato alla lavoratrice e il danno all'immagine e al decoro della professione forense.

La Cassazione respinge il ricorso e chiarisce i principi in materia disciplinare

L'avvocato ha tentato di impugnare la decisione dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, sollevando diverse eccezioni. In primo luogo, ha sostenuto che il debito fosse riconducibile alla precedente gestione paterna dello studio, ma la Corte ha chiarito che la sua responsabilità disciplinare derivava da condotte personali e protratte nel tempo, come il riconoscimento del debito e la sottoscrizione di accordi poi disattesi. In secondo luogo, ha invocato l'avvenuto pagamento parziale delle somme dovute, ma gli Ermellini hanno stabilito che un pagamento successivo non può cancellare la materialità dei fatti commessi né ridurre automaticamente la sanzione, soprattutto quando la condotta è stata complessivamente grave e reiterata.

La sanzione di otto mesi rientra nella cornice normativa e non appare sproporzionata

Infine, il legale ha contestato l'entità della sanzione, ma la Suprema Corte ha ricordato che la sospensione di otto mesi rientra pienamente nei limiti previsti dall'art. 52 della legge n. 247/2012, che stabilisce per la sospensione una durata da due mesi a cinque anni. La scelta della sanzione spetta agli organi disciplinari, che devono valutare il comportamento complessivo dell'incolpato. Il controllo della Cassazione in sede di legittimità non può sostituirsi a tale valutazione, se non nei casi di manifesta irragionevolezza. Nel caso di specie, la durata della sospensione è stata ritenuta proporzionata alla gravità e alla reiterazione dei comportamenti, confermando così il provvedimento disciplinare.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

Tutti gli articoli
📬 Newsletter Risoluto

Le notizie che contano, ogni mattina nella tua casella.

Niente spam, solo cronaca, politica e cultura della Sicilia che dovresti conoscere.