Oasis Don't Look Back In Anger a Venezia 83 conquista il Lido · Risoluto
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Venezia 83, il documentario Oasis Don't Look Back In Anger infiamma il Lido con la reunion dei fratelli Gallagher

Di ItalPress
Liam e Noel Gallagher sul red carpet del Festival di Venezia 83

La 83esima Mostra del Cinema di Venezia si è trasformata per una sera in un palcoscenico rock. La presentazione fuori concorso di "Oasis Don't Look Back In Anger" ha letteralmente galvanizzato il pubblico del Lido, che ha accolto con entusiasmo il documentario dedicato al tour di reunion della band di Manchester. Liam e Noel Gallagher, presenti al festival, hanno scelto di non partecipare alla conferenza stampa, ma la loro semplice presenza ha scatenato l'attenzione dei media e dei fan accorsi numerosi. Il film, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, sarà nei cinema italiani dal 10 settembre anche in formato Imax, offrendo un'esperienza immersiva unica.

La reunion dopo 15 anni di silenzio ricompone una delle fratture più dolorose del pop

La storia della separazione degli Oasis è nota a tutti. Il litigio tra i due fratelli avvenne a Parigi il 28 agosto 2009, alla vigilia di un concerto tanto atteso. Da allora, per quindici anni, i due non si sono più parlati, lasciando i fan con un vuoto incolmabile. Il documentario non cerca di scavare nelle ragioni di quella rottura, come ha spiegato il regista Will Lovelace in conferenza stampa. "Se il film si intitola Don't Look Back In Anger c'è un motivo", ha dichiarato. "Non ci interessava indagare i motivi della separazione, quanto testimoniare la riconciliazione. Si vede chiaramente come Liam e Noel interagiscono sempre di più, tappa dopo tappa, concerto dopo concerto. Sono due fratelli di Manchester, non perdono tempo a discutere. Il nostro film parla dell'oggi e raccoglie lo spirito della reunion".

Diciotto telecamere per catturare l'emozione del pubblico e la chimica sul palco

La realizzazione del documentario ha richiesto un approccio innovativo. Durante le prove, gli autori hanno piazzato dodici cineprese in una sala anonima in una zona industriale a sud-ovest di Londra, seguendo tutto dalla regia. "È stato molto duro", ha ricordato Dylan Southern. "Eravamo in uno studio di pochi metri quadrati per ore". Per i concerti, invece, sono state utilizzate diciotto telecamere, con l'obiettivo di catturare non solo l'esibizione sul palco ma anche le reazioni del pubblico. "Volevamo vedere le esperienze soggettive dei fan", ha aggiunto Lovelace. "Senza usare le classiche gru televisive, abbiamo lasciato le telecamere libere di cogliere l'emozione tra la folla". Il risultato è un contrasto voluto tra la staticità delle prove e la dinamicità dei live, che rende giustizia all'energia della band.

L'intervista congiunta finale svela un nuovo equilibrio tra i fratelli Gallagher

Il momento clou del film è l'intervista congiunta ai due fratelli, realizzata alla fine delle riprese. Lo sceneggiatore Steven Knight ha spiegato che questa scelta è stata fatta per cogliere il punto di arrivo del loro percorso di riavvicinamento. "Si vede che si stanno divertendo e che ormai tutto è superato", ha detto Knight. "Parlano in maniera molto libera. Abbiamo contato che la parola 'fuck' viene detta 179 volte nell'intero film". Un dato che la dice lunga sull'autenticità e la spontaneità dei dialoghi. L'intervista rappresenta il coronamento di un processo di riconciliazione che ha stupito gli stessi registi per la sua naturalezza.

Padri e figli uniti dalla musica Oasis nel documentario presentato a Venezia

Ciò che ha colpito maggiormente Liam e Noel, secondo Knight, è stato osservare come la loro musica riesca a unire generazioni diverse. "Penso che ciò che li ha sorpresi di più sia stato vedere madri e figlie, ma soprattutto padri e figli, e la loro reazione emotiva", ha raccontato lo sceneggiatore. "Per molti ragazzi, quelle canzoni rappresentano il legame con i propri genitori. La musica degli Oasis è un ponte che permette loro di comunicare, e la cosa più commovente è vedere padri e figli abbracciati durante i concerti". Questo aspetto emotivo è il cuore del documentario, che riesce a trasmettere non solo la grandezza della band ma anche il suo impatto profondo sulle persone. Un'opera che celebra la musica come strumento di riconciliazione e di unione, in linea con lo spirito della reunion.

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Giornalista della redazione di Risoluto, impegnato quotidianamente a fornire notizie accurate e verificate sul territorio.

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