Una nuova proposta di legge targata Forza Italia promette di cambiare il volto del sostegno economico agli studenti universitari. L'iniziativa, presentata dalla senatrice Stefania Craxi come prima firmataria, introduce il cosiddetto Reddito di Merito nazionale, un contributo mensile che potrebbe arrivare fino a mille euro per chi ottiene i voti migliori. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato premiare l'eccellenza accademica, dall'altro arginare la fuga dei giovani talenti all'estero, offrendo un aiuto concreto a chi studia con profitto.
Le tre fasce di importo basate sulla media ponderata
Il cuore del provvedimento è il calcolo del contributo in base alla media ponderata degli esami sostenuti. La scala prevede tre livelli: per chi si mantiene tra 27 e 28, l'assegno sarebbe di 500 euro al mese; tra 28 e 29 si salirebbe a 750 euro; oltre la soglia dei 29, il traguardo dei mille euro mensili. Un meccanismo progressivo che intende incentivare un rendimento costante e di alto profilo. Per i nuovi immatricolati, l'accesso alla misura richiede un diploma con voto almeno 95 centesimi e un piazzamento nel primo 10% della graduatoria nazionale al test TOLC. Chi invece volesse proseguire con una laurea magistrale dovrà dimostrare una media di laurea triennale non inferiore a 108 su 110. Un aspetto rilevante è la possibilità di cumulare questo contributo con altre borse di studio già esistenti, senza dover rinunciare ad altri sostegni.
Requisiti stringenti e copertura finanziaria da trecento milioni
Non tutti gli iscritti potranno beneficiare del Reddito di Merito. Il testo impone condizioni precise: residenza stabile e legale in Italia da almeno un anno, iscrizione a un corso di laurea triennale, magistrale biennale o a ciclo unico, e partecipazione a percorsi formativi obbligatori per mantenere l'assegno negli anni successivi. Non basta quindi un singolo exploit: il sostegno è legato a una continuità di impegno. Sul fronte economico, la proposta istituisce un Fondo per il Reddito di Merito presso il Ministero dell'Università e della Ricerca, con una dotazione di 300 milioni di euro a partire dal 2026. I dettagli operativi, come le modalità di erogazione, saranno definiti con un successivo decreto ministeriale.
Esperienze regionali già avviate in Calabria e Sicilia
L'Italia non parte da zero. Diverse Regioni hanno già sperimentato strumenti analoghi. La Calabria, nella primavera del 2026, ha attivato una misura simile, riconoscendo un contributo tra 500 e mille euro per chi raggiunge una media di almeno 27. Anche la Sicilia sta valutando un provvedimento con un assegno mensile da 800 euro per gli studenti con media di 29. Questi modelli regionali rappresentano un banco di prova che potrebbe aiutare a calibrare la versione nazionale, dimostrando che legare il sostegno al merito può funzionare.
Il dibattito sulle disuguaglianze sociali e i dati preoccupanti
Non mancano le critiche. Le rappresentanze studentesche sottolineano come il criterio basato esclusivamente sulla media dei voti rischi di penalizzare chi parte da condizioni socioeconomiche svantaggiate. I dati sul sistema universitario italiano sono eloquenti: solo il 22% della popolazione possiede una laurea, contro il 42% medio OCSE. Inoltre, il 63% dei laureati ha almeno un genitore laureato, mentre tra chi proviene da famiglie con basso livello di istruzione la percentuale crolla al 15%. A ciò si aggiunge il caro-affitti, che negli ultimi sei anni ha fatto lievitare il costo delle stanze per fuori sede del 41%, rendendo urgente ogni forma di sostegno economico. Il Reddito di Merito potrebbe essere una risposta, ma resta da vedere se riuscirà a coniugare meritocrazia e equità sociale.