Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla cerimonia inaugurale dell'Assemblea nazionale delle Province italiane, ospitata a Imperia, e ha scelto parole nette su due fronti distinti ma ugualmente urgenti. Da un lato la sicurezza nelle città e nei piccoli centri, dall'altro il destino istituzionale di un ente che da oltre un decennio vive in una condizione di sospensione normativa. Il capo dello Stato ha ricordato che la garanzia di condizioni di sicurezza è ciò che permette alla vita delle comunità di svolgersi in modo pacifico, e che ogni forma di violenza è inaccettabile, senza distinzione di luogo o di contesto.
Il passaggio più concreto riguarda i numeri. Mattarella ha espresso la piena solidarietà della comunità nazionale alle Forze dell'Ordine, citando in particolare i quasi 200 agenti rimasti feriti nei giorni scorsi. Un dato che trasforma il discorso istituzionale in una presa d'atto materiale di quanto accaduto nelle piazze italiane durante le manifestazioni più recenti, come raccontano anche i fatti di cronaca legati agli scontri durante le manifestazioni.
Violenze da soggetti inediti, serve analisi approfondita
Il presidente non si è limitato alla condanna. Ha chiesto un'analisi intelligente e approfondita, accompagnata da un'attenta vigilanza, capace di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti. È questo l'elemento che Mattarella definisce come un elemento che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili. La novità degli attori coinvolti, più che la violenza in sé, rappresenta per il capo dello Stato il nodo da decifrare, perché rende obsolete le categorie interpretative usate finora.
La transizione incompiuta delle Province
La seconda parte dell'intervento ha riguardato la riforma costituzionale mai completata. Mattarella ha parlato di un percorso avviato per ridisegnare il governo locale, con Regioni e Comuni come istituzioni maggiori e le Province spinte verso ruoli residuali. Il processo si è interrotto per un giudizio sfavorevole del corpo elettorale, ma l'inerzia del legislatore ha lasciato la Provincia nel guado. Da qui la richiesta esplicita di mettere fine a una transizione incompiuta e di far uscire l'istituzione dal limbo in cui si trova.
Il capo dello Stato ha spiegato perché il vuoto pesa sui cittadini. L'incertezza del ruolo si riverbera sul servizio reso ai territori che circondano i centri urbani capoluogo, alle aree interne e montane lontane dalle grandi infrastrutture di trasporto, ai Comuni medi e piccoli che hanno bisogno di supporto e coordinamento per assolvere ai propri compiti. Accanto a questo, Mattarella ha richiamato il tema dell'identità territoriale, dimensione di riferimento a lungo consolidata anche per l'articolazione organizzativa dei servizi dello Stato.
La pari dignità costituzionale e il nodo democratico
Un passaggio politicamente decisivo riguarda la composizione degli organi di governo. La pari dignità sottolineata dalla Costituzione insieme a Comuni, Città metropolitane, Regioni e Stato si riflette sulla necessità del carattere democratico degli organi provinciali. Un tema che, secondo il presidente, non può più essere rimandato o accantonato. La storia delle Province, ha concluso, è proseguita anche in un quadro di precarietà, dimostrando di svolgere funzioni di grande utilità e di essere destinataria di specifiche domande dei cittadini.