È stato notificato, dalla Procura di Agrigento, l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 28 persone coinvolte nell’inchiesta “Demetra”, che ha fatto luce su una fiorente attività di spaccio di droga nell’Agrigentino, con centinaia di cessioni di stupefacenti tra il capoluogo di provincia, Aragona, Canicattì, Santa Elisabetta e Favara.
Il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è stato firmato dal pm Elettra Consoli. L’indagine è stata condotta sul campo dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Agrigento e ha avuto origine dalla denuncia, di fatto, di una madre alle prese con i gravi problemi di tossicodipendenza del figlio.
La donna, dopo mesi di minacce, soprusi, insulti e continue richieste di denaro, avrebbe sottratto il cellulare del figlio in un momento di distrazione e lo avrebbe consegnato ai carabinieri. Il contenuto del telefono ha consentito agli investigatori di ricostruire movimenti, contatti e frequentazioni del trentanovenne, aprendo la strada all’attività investigativa.
La madre, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, arrivava a utilizzare la propria pensione per consegnare quotidianamente al figlio somme di denaro, anche attraverso ricariche Postepay, generalmente tra 50 e 70 euro. La situazione diventava particolarmente difficile durante le crisi di astinenza. Per procurarsi il denaro necessario all’acquisto della droga, il figlio sarebbe arrivato anche a rubare merce nei supermercati per poi barattarla con le dosi e ad estorcere denaro a un anziano.
In circa sei mesi di indagini, attraverso telecamere e intercettazioni, i carabinieri hanno scoperto un’attività di spaccio di cocaina, eroina e soprattutto crack. Lo stupefacente, secondo l’ipotesi investigativa, veniva acquistato in grossi centri come Palermo e Catania, trasportato nell’Agrigentino e successivamente rivenduto al dettaglio.
Dal centro storico di Agrigento l’attività avrebbe raggiunto anche Aragona, Canicattì, Santa Elisabetta e Favara. L’indagine ha evidenziato una domanda particolarmente significativa di crack, con consumatori appartenenti a fasce sociali diverse, dai disoccupati ai liberi professionisti, fino a camerieri e impiegati.
L’operazione “Demetra” aveva già portato, nel luglio scorso, all’esecuzione di 11 misure cautelari, tra carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora.